Socrathe, tutto su di me
Vi ringrazio per l’accostamento al giudice Santiapichi, gentilissimi. Sono onorato. Ma Severino non potrebbe mai scrivere di Madama Topazia Caetani in modo così spregiudicato come ho fatto io. Non credete? Se l’avesse fatto attraverso le pagine di Sciclinews il povero Giuseppe Savà avrebbe avuto i servizi segreti di mezzo mondo sotto casa. Santiapichi è stato il padre del Processo Moro ed in quanto tale può scrivere solo di verità processuali. Siete stati troppo superficiali nella vostra indagine. Pensate che a scrivere bene siano sempre e solo i soliti patentati dei salotti letterari sciclitani. Ma non è così. Vi ho dimostrato che non è così affatto. E di questo sono orgoglioso. Ho dato voce al nulla. Con stile. Ed il nulla ha vinto sui pregiudizi e sulle cattive convinzioni di casta. La cultura, miei cari, non serve ad abbelire le vetrine dell’io conosciuto, quello che gli altri vedono, affinchè tutti possano ammirarla. La cultura è soprattutto intima conoscenza e consapevolezza di sè, cultura è conoscere i propri limiti, cultura è saper ascoltare gli altri, in silenzio, cultura è accogliere l’altro, poter e voler aiutare il prossimo. La cultura è un affare privato, intimo, appunto. L’erudizione è altra cosa. Voi confondete i due stadi del sapere.Non voglio tediarvi con questi discorsi da salotto aristocratico. Noi siamo quelli della vanedda letteraria e popolare, non scordatelo, mai!
Non ho mai parlato di Socrathe.
È giunta l’ora.
Le origini
Socrathe, il nick name dal sapore antico, nasce per “singolar tenzone”, una sfida bella e buona, tra me, Socrathe, e Google. Sì, avete letto bene. La matematica dell’algoritmo di ricerca più potente al mondo che indicizza siti, parole chiave, nomi e numeri del web, contro la mia Vanitas. Vi spiego. Socrate è il nome del filosofo di cui tutti almeno una volta nella vita abbiamo sentito parlare. Google regala al Maestro almeno 2.000.000 di pagine indicizzate. Se avessi scelto Socrate come nick name avrei avuto poche speranze di essere visto e conosciuto nel web. Nasce Socrathe, univoco, con l’acca. Google impazzisce. «Chi è questo Socrathe, non lo conosco». L’algoritmo inizia a dare i numeri per davvero. Gli investigatori di Keywords -le parole chiave di ogni testo- della premiata agenzia Google sono in stato di allerta. Codice Rosso: « Socrathe non è indicizzato dal nostro database». È imbarazzo per i Keywords-bots (che è un diminutivo di ro-bots) ovvero processori ad altissima capacità di calcolo che hanno il compito di stanare la preda da indicizzare. E Google incassa la prima sconfitta. I bots, dopo aver indagato su milioni di riferimenti al mondo, notte e giorno, senza tregua, dichiarano alla base operativa che Socrathe non è il filosofo di Atene. Socrathe è Socrathe! È di Scicli quel birbante che s’è inventato l’acca d’interdizione. Con il figlio di Sofronisco non ha nulla a che vedere. Basta digitare su Google la parola Socrathe per rendersi conto. Tutti i risultati portano a Scicli e non ad Atene. Io con Socrate non ho proprio nulla da spartire. Quello era un filosofo per davvero, così dice Platone, io No. Lui non ha lasciato nulla, ma proprio nulla, di scritto. Io, sì. Bella differenza eh?
Mettere in difficoltà Google non è da tutti. Pensate a tutte le agenzie di comunicazione e valorizzazione di siti web che vendono links ed iscrizioni a directory iper-costose per spingere in quota Google un sito. A Socrathe, per scalare il paradiso del web rating, è bastata un’acca. Io ho dato voce ad una lettera da sempre muta e poco utilizzata nel giardino fonetico di ogni alfabeto. Ho rubato un nome nel paniere delle parole dove Google la fa da padrone, e l’ho fatto mio. Ho battuto Google con le sue stesse armi: le parole.
La prima pagina di “A general History of Pyrates” in copertina. La prima edizione è stata in Inglese. Ho letto il libro in lingua madre: Vanitas..
(se può servire ad identificarmi..)
Continua..
Al mio amico Socrathe
una lettera
Caro Socrate, hai visto che odio nei tuoi confronti per avere pestato i calli ai comunisti? I comunisti sono la razza più schifosa del paese e del mondo e tu questo ancora non l’hai capito? Hai visto che differenza passa tra un comunista e uno di sinistra? Enzo Giannone è uno di sinistra ad esempio. Enzo Giannone è uno che ama dialogare con gli altri e lo ha fatto rispondendo al tuo articolo sui manifesti con la cortesia di un uomo di cultura e dabbene, quale egli è. Ma Enzo Giannone non è comunista. È di sinistra ed è di grandissima cultura. Lo stesso discorso per l’amico Franco Susino, attaccato dai suoi stessi amici solo perchè ha voluto correre da solo dopo essere stato buttato fuori a calci dai dirigenti del partito democratico fatto di comunisti e ignoranti. 10,100,1000 Franco Susino per far valere la democrazia e le regole. Ma la colpa è tua Socrate, solo tua. Tu hai scatenato tutto questo e non te ne sei accorto. I comunisti di Scicli sono quelli che leggi nei commenti al divertente video di Giuseppe Savà su Sciclinews. Sono ignoranti e maleducati, ma per grazia ricevuta dal popolo sciclitano, li abbiamo cancellati per sempre dalla scena politica nazionale e sciclitana. Non avremo più a che fare con loro. Li abbiamo visti pascolare per 10 anni al comune. L’erba di cui si nutrivano è finita adesso e non crescerà più. Questi sono i tuoi commentatori Socrate. Questi odiano se stessi e gli altri. Che ti aspettavi da loro? Sono quattro ruba cetrioli, caro Socrate.
Un consiglio da amico lasciali perdere. Falli bollire nel loro brodo di odio e di dolore. E lascia perdere anche Sciclinews, tu hai il tuo bel lavoro e se proprio vuoi continuare a scrivere per gli altri fai come hai fatto sempre. Non abbassarti al loro infimo livello. Tu appartieni ad una casta di eletti che ha il dono dell’intelligenza e della cultura e soprattutto dell’educazione.
Ti abbraccio caro Socrate, un tuo vecchio e caro amico.
Volevo mandare alla redazione di Sciclinews questo commento, ho preferito che lo leggessi tu per primo.
Settembre 14, 2008 a 9:23 am
LA CASTA IMPUTATA, SOCRATE PROCESSATO
Autore: il Poeta
Prefazione
Falsa democrazia, potere della casta, tangentopoli, politica speculativa, mafia e malaffare hanno avuto una forte influenza nella produzione letteraria attuale: gli scrittori sembrano coinvolti in queste tematiche, nelle trasformazioni, nelle denunce, nel rinnovamento della società e dell’uomo, eppure si avverte un clima crescente di tensione, di sofismo, di demagogie, di accondiscendenza al lassismo e al compromesso, di scelta di temi revisionisti o celebrativi. Che gli intellettuali del nostro tempo, sotto la pressione del consumismo, dell’edonismo, dell’omologazione progettuale e della perdita di identità non siano più in grado di darci risposte? E se gli stimoli a sentire come valore l’esigenza di operare nell’etica, di recuperare la dignità umana ci venisse da un poeta naìf?
Non ci sarebbe da stupirsi, visto che abbiamo perso la capacità di provare meraviglia, quella meraviglia che è alla base del filosofare con semplicità nel tentativo di conoscere la verità, di voler lavorare attorno alle questioni accumulando consapevolezza e un pizzico di saggezza.
Quella meraviglia che prova il poeta naìf quando riproponendoci, come passaggio dall’ignoranza al sapere, la semplice lettura del processo a Socrate, stentiamo a coglierne il messaggio.
E lui, da saggio, sente che oggi più che mai è necessario tornare alle origini della filosofia per ritrovare l’uomo e il suo senso.
Lo fa proponendoci un testo teatrale dalle forme linguistiche insolite, dalle strutture non convenzionali, dai toni di corrosiva ironia, di notevole intensità, nell’intreccio di una dimensione dell’io individuale e di una dimensione della realtà culturale e sociale.
IVANA RACCIS
I A T T O
Voce – In una città in cui la convivenza
è assicurata dagli interessi e
dalla paura del giudizio degli
altri, una persona che non si
lascia manipolare è un cittadino
reprobo e pericoloso.
Socrate – Non so voi cittadini, chiamati
a decidere del mio futuro, che
dite delle accuse mosse dai
miei accusatori con quel
castello di fumo…
Io non saprei che pensare, posso
solo ammirare le loro capacità
persuasive…
Ora dovrò superarmi per riuscire
a far emergere la giustizia
la verità insabbiata da cotali
accusatori, sul vuoto negativo,
alla mia persona.
Se non fossi chiamato in causa,
mi congratulerei con loro
per averla cantata soave,
girando il bene in male,
presentandomi come un diavolo
tentatore che minaccia il futuro
della nostra Città, nel traviare
i giovani a perdere tempo
con la retorica, nell’insidiarli
a giocare come consuetudine
del nostro ambiente…
Voglio farvi notare che son stato
amico della bella e sapiente Aspasia,
la concubina di Pericle, e a chi
si rivolgeva a me, chiedendo
sull’Amore di Cupido, il mio consiglio:
di rivolgersi all’etera Diotima.
Ho sposato Mirto ed avuto un figlio,
poi Santippe con due figli ancor giovani.
Nell’ambiente dei giovani capita
che ci si innamori del professore…
Vi racconto un fatto sul
bell’Alcibiade che lui stesso
confidò ad altri: desiderando
essere il mio ragazzo,
m’invitò a casa sua, e dopo aver
cenato e dialogato, non ebbe
il coraggio di farsi avanti,
cose che succedono quando
ci s’innamora, ma a me neanche
balenava l’idea, per la virtù che
ci tenevo a non macchiare.
Alcibiade innamorato studiò
un semplice piano, mi riinvitò
a casa, mi tenne al desco
a parlare e bere fino a tarda ora,
poi mi consigliò, essendo
già tardi, di fermarmi avendo
già fatto preparare un letto
per me.
Non trovando niente di strano,
accettai di rimanere, mi coricai;
il servitore uscì dalla stanza e
spense la candela; Alcibiade
si fece forte e mi si presentò
da innamorato dichiarandosi
disponibile, ma non risposi.
Lui mi si adagiò contro
coprendosi col suo mantello.
Alla mattina raccontò:
- …era come se avessi dormito
con mio padre o mio fratello
maggiore -.
Ateniesi, il gran bene che può
capitare ad una persona,
è discorrere ogni giorno della
virtù per capire come va
coltivata, comportandosi da
uomo, tenendo presente che
una vita senza valori,
non è degna d’essere vissuta.
Ne consegue che non ho vizi
e nessuna paura.
- La verità non fa male, è il male
taciuto che s’irradia in metastasi -.
Nella gioia di viver la vita,
procedo con lealtà senza paura
di scontrarmi con chicchessia,
da generare invidia nel dire
le cose come stanno in cielo e
in terra.
Il mio fine è preparare il futuro
ai figli, ai figli d’Atene non
ancora concepiti, scolpendoli
quando li incontro, da maestro,
come Fidia, il Partenone,
insegnando ai giovani
i valori che il dio
Apollo fin da fanciullo
m’indicava per aiutare
il prossimo, il tutto in un
dialogo per crescere insieme
da stagliarmi nel gruppo fin
dall’adolescenza, da suscitare
sempre in alcuni compagni
un’ignara invidia per il modo
semplice di comportarmi;
essi, se era possibile, mi
scartavano dal gioco,
affidandomi già fin d’allora
epiteti che si sono evoluti
nell’attuale tafano, e parlando
male, non capendo l’AMORE
disinteressato che portavo nei
loro confronti.
La voce che io ero-non ero
cominciò a girare, d’essere
guardato con sospetto,
soprattutto perché aiutavo
i più sfortunati,
i più indigenti,
disinteressatamente, da far
pensare a quale mire in alto
miravo, poiché nemmeno
il cane muove la coda
per nulla.
Cittadini, le mie cellule
si riproducevano
armoniosamente in un
cantico d’innamoramento
alla Vita, nello scoprire
continui orizzonti del sapere
con la Riflessione Pura
(Riflente = Riflessione-mente),
donazione dell’Immanenza
del divino, d’affermare che
ogni giorno va vissuto
scoprendo il bello
del vivere, dono della Luce,
capire, nell’insegnare a dare
il meglio di sé senza nulla
chiedere…
Non come gli antidemocratici
o falsi sapienti che quel poco
che sanno, lo tengono stretto
per vantarsi e comandare
su gli altri, arrivando
a parlar male di chi più sa
di loro, per non
perdere i propri vantaggi,
da lasciare i vicini
nell’ignoranza per meglio
sfruttarli e riprenderli con
tono presuntuoso,
arrogante, se sbagliano,
sentendosi divinità…
Arrivano perfino a dare
falsi consigli nel mettere
in guardia non solo i giovani,
verso coloro che la pensano
diversamente per non
correre il rischio di perdere
i benefici di facciata.
Come fanno ora con voi
cittadini!
I miei Maestri sono stati
i miei genitori, mia madre
Fenarete, il suo lavoro,
la maieutica (levatrice),
mio padre Sofronisco, alle
dipendenze dell’architetto
Fidia. In sostanza agli
interlocutori estrapolavo
il loro sapere e glielo
scolpivo affinando il gusto
dell’apprendere razionale,
il cui fine era contribuire
a migliorare il futuro alla
nostra Città.
Ateniesi, giuro di non
aver mai raggirato nessuno,
e se per ipotesi è capitato,
ho sbagliato in buona fede,
per ignoranza, ugualmente
pronto serenamente a pagare
con tutto me stesso!
Durante il mio camminare,
m’accorsi d’essere una voce
nel deserto, ma la mia Virtù,
la mia amica, pur presa
di mira, non solo da
calunniatori incalliti,
aveva il sostegno della
Divina Provvidenza, nel pane
quotidiano, da fortificarmi,
non scalfirmi nel mio operare:
ero solo un numero, uno solo
ma col distinguo, non preso
dalla vorace democrazia
demoniaca speculativa
dal gioco dei numeri,
comprata venduta giocata,
ingannatrice di pedine, e di
giocatori giocati, creata e
difesa per il tornaconto della
cima della piramide, il duce,
il dio, le deità.
Oggi pago io, domani voi,
nell’alterare il mio sapere del
non sapere in sofismi senza
costrutto; arrivavano a
vendermi come prestigiatore
di parole, sofista incallito che
sfrutta l’ignorante arricchendosi
vendendo fumo!
Da far passar l’intelligenza per
furberia, ma l’intelligenza pura
è pura non furbizia…
Loro, per interesse, mancando
d’intelligenza, astutamente
affermano che son maestro di
vuota oratoria, che specula sul
nulla di vero in fraseggi
disordinati, spontanei che
nascono dalla mia mente
tendente alla pazzia, da
richiamarli ad allontanarsi
dalla mia follia, il tutto
ingigantito dalla casta che
per ragion di stato mi vuol
tener lontano.
A voi, giurati, capire il dramma
ordito dal potere che vi ritiene
ignoranti da non riconoscere
la sincerità…
A voi Ateniesi, gente di mondo,
chiedo venia se adopero parole
ripetitive, già dette in piazza o
altrove, che parecchi di voi già
conoscono, essendo diventato
vecchio in Atene, Atene che
amo più della mia vita,
a difesa dell’inganno sortito
nei miei, nei vostri confronti.
Prego, non mormorate,
lasciatemi come gallina
cuocere nel mio brodo nel
vivere come son vissuto.
So che chi opera per il popolo,
difficilmente è capito,
e deve sempre avere la valigia
pronta, nell’essere sempre
disposto a dare la vita per la
Democrazia Intellettiva Elettiva
della Patria nella realizzazione
di se stesso, nell’esempio di
donazione alla Sacra Libertà
del Popolo d’Atene.
Eolo si diverte a scombussolare
le menti deboli, da trovarmi a
settanta anni arrogante, e per la
prima volta in Tribunale,
paradossalmente, a chiedere
grazia per il mio modo
d’esprimermi, nell’essere
piacevole o meno a voi giurati
che non giudicate me, ma voi
stessi.
La virtù del giudice è giudicare,
dell’imputato riconoscere,
dell’oratore dire la verità!
Cittadini, rappresentanti del
Popolo, s’inizia col chiamare
in causa i primi accusatori, i
più micidiali, i quali non
possono che essere in
contumacia, per aver irrorato
la mia figura di tafano col
peggior ddt, ed aver permesso
l’arringa al ricco sfrontato
Anito, autentico democratico
(secondo la voce del popolo),
ambizioso, spregiudicato, che
vi avverte che Atene è in grave
pericolo per la mia presenza;
Meleto, eletto a principe
accusatore in cerca di fortuna;
Licone, agli ordini d’Anito
organizza il tutto, costruendo
dal nulla il teorema delle false
accuse, supportate dalla mafia.
Accuse sull’acqua in un
diluviare su me!
E pensare che perfino la mosca
nel vino riportavo in vita!
L’accusa paradossalmente
che mi potete fare è d’aver
fatto il mio dovere alla Patria,
la guerra per difenderla,
da cittadino di Atene!
Ateniesi, fin da fanciulli,
nelle vostre orecchie
risuonava che ero un
mangiafuoco e per la vostra
incolumità di non avvicinarvi:
“ alta tensione! “
Il potere dei furbi insinuava
nella mente del popolo che
io ero, demagogo, speculatore
di cose del cielo e di cose di
sottoterra, portatore di
sventure, che trasformava un
discorso debole in un
ragionamento razionale forte
a farvi credere negli dei,
negli uomini che vi
comandavano.
Non entro nei meandri
della retorica di chi più
o meno parla male di me
o di altri per sentito dire.
Chi vive di malalingua,
non conosce la felicità,
sta sempre sul chi va là,
e nell’ignoranza non
vuol ammettere che ignora,
da essere saccente, non
sapendo che il male che si
fa ricade ancor di più
sulla sua povertà, da perdere
il piacere di vivere in
armonia con se stesso
in perenne incontentabilità.
Essi, ricchi di se stessi,
non vogliono conoscersi,
vogliono apparire sapienti,
ma sapendo che io so che
non lo sono, m’infangano
con fumus persequi iniurias,
così girano la mia verità in
barzelletta da farmi passare
per pazzo.
Sono convincenti loro quanto
i miei accusatori, e vendono
bene la lezione, di star lontano
dal tafano, così nasce la catena
di S.Antonio, che gira rigira
non fa polenta, ma terra bruciata
alla verità, da sprofondarsi
sempre più nella palude in cui
vegetano, mai soddisfatti, da
imprecare alla propria sfortuna.
I sapientoni nella loro mirabile
accusa riescono con parole
vuote ad accusarmi di nulla,
convincendo voi burattini
della mia colpevolezza, avendo
dietro di loro la piramide:
il dio, il duce e le deità che
senza apparire applaudono!
Popolo d’Atene, la legge è legge
anche per me, finché non sarò
condannato sono innocente, da
chiedere democraticamente ai
tanti visibili/invisibili che mi
accusano di presentarmi un
chiaro atto di constatazione
d’accusa, da tacitare la vostra
incoscienza d’aver violato il
codice etico sociale della
Democrazia di Pericle.
La loro contumacia si fa forte
di voi cittadini, nel detto:
- La giustizia umana è verità
umana per non dire divina -.
Voi condannandomi, dando
ragione agli accusatori,
diventate correi di false accuse;
a voi resta il rimorso d’aver
condannato un innocente.
Voi giurati, ignorando
la verità, siete incolpevoli,
ma il dramma sta nel credere
alla loro gelosia tentacolare
che non muore, da emularli
nel sostenerli senza che possa
difendermi dalle calunnie,
giudicato senza via di
speranza.
La loro furbizia sta nel
presentarsi, d’aver l’alibi di
lavarsi le mani lasciando a voi
il giudizio inappellabile
risolutivo di un solo giorno,
pagando, con la potenza
del denaro, voti, anime.
So di combattere una guerra
persa contro l’arroganza del
potere, lontano dalla giustizia
divina, perciò tutti sono
innocenti e colpevoli, ed io
il capo espiatorio di
quest’infame società, vittima
del peccato d’empietà!
Sarà difficile, ma obbedirò
alla legge nel difendermi,
e poi, sarà come a dio piaccia
e vorrà ricevermi.
Gente di popolo, l’accusa
di Meleto nei miei confronti
eccola: “Socrate è accusato
dell’opera temeraria di cercare
le cose sottoterra e quelle in
cielo, e i suoi ragionamenti
non hanno senso creando
panico nel popolo!”
Aristofane, in Le Nuvole
fa parlare Lesina, contadino
attorniato da creditori, perché
il figlio Fedippede, giocando
alle corse di cavalli, s’è
indebitato. Lui lo consiglia di
rivolgersi a me, essendo io,
un gran pagatore di furbe
parole!
Il giovane non l’ascolta.
Il padre disperato mi cerca
al pensatoio del mercato,
appeso in una cesta
a contemplare il cielo.
Dialogo come faccio con
tutti e dico che m’impegno
a risolvere il loro problema
invocando le nuvole.
Chiedo a voi giurati, perché
non invitiate Aristofane, dotto
uomo, gran fantasista di
parodie; c’è da pensare che
questo processo sia una sua
invenzione, una nuova satira
che infanga di sterco, a destra
a manca, oltre la mia filosofia,
eminenti uomini politici,
poeti, musicisti, scienziati e
mette alla berlina ogni
innovazione culturale, con
l’ingegno primario di far
cadere la mia “tirannide”
che ostacola il suo divenire,
la sua figura, da togliere il
sano che donavo a chi
incontravo e lasciare andare
ancor più a rotoli la società
attuale!
La sua parodia diverte non
solo le teste incoronate,
sfrutta la mia ricerca della
verità per far quattrini, per
soddisfare i gufi dalla testa
ai piedi, nella calunnia,
arrivando a dirmi che sono
una testa che sa troppo,
quindi per ragion di stato
va fatta rotolare dalla rupe,
e che Poseidone l’infilzi tra
cielo e terra come avvertimento,
che non si può calunniare il
padrone del mondo, il potente
di turno che comanda, il dio,
il duce.
Voce Socrate, tu che non sei l’ultimo
arrivato, dicci come mai ti
hanno infangato e Meleto ti
ha chiamato a rispondere di
calunnia in Tribunale?
Socrate La causa che non è causa è
di Cherofonte che tutti
conoscono impulsivo: un
giorno gli viene in mente di
conoscere il nome dell’uomo
più sapiente, si reca a Delfo,
ad interrogare l’oracolo
d’Apollo. Non ridete alla
risposta della sacerdotessa
Pizia: “Nessuno è più sapiente
di Socrate”. Se fossi saggio,
sarei qui in tribunale?
Di questo fatto chiamo a
testimoniare il fratello che è
qui presente, essendo
Cherofonte nel mondo dei più,
affinché vi sia chiara l’origine
della calunnia.
Adoperando la Riflessione Pura,
cercai la risposta: che vorrà
il dio? Che nasconde nelle sue
parole?
Io non ho coscienza d’essere
sapiente, ma lui afferma che
sono sapientissimo!
Io so di non voler deludere
me stesso:
“non deludendo se stessi,
non si deludono gli altri”
La razionalità era di
confrontarmi con i saggi,
gli intelligenti, con i maestri
dell’arte, in pratica con coloro
ritenuti sapienti, da smentire
il vaticinio nel mostrare
all’oracolo i più sapienti di me.
Così cominciai a tampinare
i sapienti di professione, ma i
loro valori facevano acqua nel
mare di tutti, c’era solo
apparenza; per onestà spiegai a
loro di cambiare il metodo
d’apprendere per migliorarsi,
di adoprare il Dono dato agli
uomini dall’Immanenza del
Mistero divino: la Riflente,
Riflessiva Intuitiva, Riflettente,
da cui nasce il Carisma, con la
responsabilità di non deludere
chi crede in loro, per essere
fautori di benessere sociale!
I boriosi, pieni di se stessi,
invece di ringraziarmi,
cominciarono a calunniarmi
ancor di più:
contraddizioni della casta!
Voce Dovevi tacere non cantare
la povertà che c’è in loro,
così ti sei attirato fulmini,
saette, boati e strilli. A loro
interessa non lasciare le
poltrone, ma fare i giochi
per il proprio tornaconto,
dicono bugie che il
naso di pinocchio
infilzerebbe tutto lo stivale!
Tu Socrate cercatore di
verità, sei inviso e ignorato,
per la tua scelta scomoda
di uomo vero!
Socrate La mia voce interiore divina
non mi ha mai tradito, mi
ha permesso di continuare
ad essere una luce, lucciola
in mezzo alle tenebre!
Ateniesi, chiedo a Meleto,
all’Arconte Re, a tutti i
giurati presenti d’essere
riconosciuto per quello che
sono, non per quello che
certuni inventano per i propri
interessi, affinché gli scenari
futuri per la mia Patria siano
democratici, non malefici:
“ Errare è umano perseverare
è diabolico”.
La storia se non insegna, non
è storia.
Portare avanti la Virtù divina
è rischiare più volte la vita
nell’essere se stesso; l’ingrata
verità è la briciola di pane che
scalda il cuore da non lasciarsi
circuire dalle sirene di belle
parole vuote, antidemocratiche
finalizzate al denaro nel detto:
- nessuno è profeta in patria -;
è offrire l’occasione alla furbizia
dei potenti per neutralizzare con
l’esilio chi può dar fastidio,
imponendogli di lasciare il
paese come Anassagora,
Democrito, Eraclito ed altri,
affinché non diventino tafani
come me.
Democrito, affermava nei Canoni,
che ci sono due modi di
conoscenza, mediante i sensi e
mediante l’intelletto: “…quando
la conoscenza oscura non può
più spingersi ad oggetto più
piccolo né col vedere, né con
l’udire, né col gusto, né con
la sensazione del tatto, si
deve indirizzar la ricerca a
ciò che è ancor più sottile,
allora soccorre la conoscenza
genuina, come quella che
possiede appunto un organo
più fine, appropriato al pensare”,
che io definisco Riflessione Pura!
La riflessione speculativa non è
il fine, ma un pizzico di sale
nel piatto della vita, il tallone
d’Achille!
Chi tira il carretto per vivere,
o respirare non ha il tempo
per invidiare, calunniare e
perfino sognare. Chi impera
con gelosia, invidia, ingordigia
ha sempre voglia di far la guerra,
il suo fine è acquisire maggior
potere e vantarsi sulla pelle del
popolo comprato con una
pagnotta di pane.
Essi, professionisti del sapere
agiscono per riflessione
speculativa, vendendo parole di
fumo a danno di chi crede in
loro, così, chi più paga, più è
abbindolato, ne é esempio
Eveno di Paro che, avendo soldi
da spendere per i suoi figli, fa
venire sofisti d’altre città,
strapagandoli, convinto che più
si pagano gli educatori, più
i figli saranno intelligenti…
Contento lui, più ancora i
sofisti, ma i suoi figli, non
potranno che essere arroganti,
presuntuosi e somari.
I figli dei benestanti e dei
potenti in famiglia assorbono
solo furbizia scambiandola
per intelligenza,
salvo eccezione, ed avendo
tempo non da buttare si
ritrovano a far cultura da me,
punto di ritrovo, come
l’oratorio, senza nulla pagare,
non essendo un sofista,
un perditempo, ma credo
nell’opera di trasmettere i
veri valori della vita da buon
maestro soddisfatto nell’essere
d’aiuto a tirar fuori dal grembo
l’uomo che c’è in loro,
praticando come mia madre
la maieutica, coinvolgendoli
a partecipare ai vari problemi,
analizzandoli a fondo partendo
dalla Riflente, dono
che si riceve alla nascita.
Paradossalmente questi giovani
che poco apprendono, credendosi
già sapienti nell’aver il germe,
meglio il verme della casta,
credendo d’aver capito l’arte
della maieutica, da bambocci
si divertono a disturbare chi
incontrano. Se a loro vengono
poste delle domande,
i bamboccini, prontamente
rispondono col sofisma:
- Socrate insegna le cose del
cielo e le cose di sotto terra,
a non credere in dio, e a fare
della verità la falsità -.
Chi sente questa risposta se
la prende con me, mandando
maledizioni: – Socrate è un
criminale, un perditempo
che guasta i giovani -.
I Colpevoli restano immuni
da colpe, essendo figli di
signori, gente per bene che ha
pecunia e che li protegge.
Ateniesi, da questi continui
esami son nate molte inimicizie,
aspre e fierissime, che il vento
di dicerie ha sparso dappertutto
in una moltitudine di calunnie,
ma il paradosso è che non
sapendo discernere la sapienza
del vero sapiente dalla
saccenteria dell’arrogante,
quando parlano, mi chiamano
Maestro, in mia assenza la loro
ipocrisia sboccia nel denigrarmi
ironizzando, da sfogare lo stress
della demoniaca democrazia che
alimenta infelicità/incontentabilità.
Esiodo, già nel VIII/VII a.C.
declamando poesie afferma che la
Poesia è Politica = Filosofia, sintesi
di vita non solo pastorale, così, io
Socrate, filosofo, politico sono
accusato d’empietà verso la casta…
E tuttavia la mia fama corre col
vento, persone oneste vorrebbero
conoscermi, sentire la mia
opinione, sui vari problemi del
mondo, ma son fermi alle foto
gratuite fatte girare per invidia,
e ai consigli di non disturbare
il folle, per non correre il rischio
d’essere derisi dalla compagnia
degli amici, dei conoscenti che
hanno sentito nei miei riguardi
solo barzellette.
Prima di pretendere di conoscere
gli altri, vale il detto: – Conosci
te stesso! -.
Rischi di bruciar le foto e fai un
danno al sociale!
Cittadini, davanti a codesta
chiara esposizione non vi son
sorti dei dubbi sulle accuse nei
miei riguardi? Qualcuno dei
presenti, può dissentire dalla
razionalità del mio atto d’accusa
contro il prossimo visibile
invisibile? Chi non è d’accordo
lo gridi, sia se stesso, dimostri
coraggio, non sono un
mangia uomo! Anzi ringrazio
per il suo, il mio coraggio!
Aggiungo: tutti i sapienti
esaminati, stanno ad ascoltare,
annuiscono al buon senso delle
mie parole, mi promettano
d’impegnarsi, poi sollecitati
anche dalle mogli, per il quieto
vivere, desistono dal cambiamento.
Ateniesi, ripeto, l’AMORE al
prossimo, mi è stato ordinato
dal divino, con oracoli, sogni
svolti dalla Riflente
o Sesto Senso, che l’uomo ha
in dotazione dalla nascita per
differenziarlo dagli altri
organismi viventi.
Tuttavia, agli occhi dei miei
contemporanei, passo, per matto,
non sono matto sono un folle
perché nulla chiedo in cambio e
continuo ad essere me stesso
un tafano, che insegna nel
possibile a dare il meglio a chi
ha la fortuna d’incontrarmi e
d’interrogarmi per crescere
insieme.
Così come ogni capello va al
pettine, le diffamazioni nei
miei confronti hanno riempito
le orecchie di chi non voleva
sentire, da non poter più
digerire. Meleto, per proprio
interesse difende i poeti, Anito,
gli artefici, artigiani e politici,
Licone, i retori, da presentare,
regolare denuncia sul nulla,
non sulla carta della verità,
d’incantarvi di belle parole.
Ma la legge è legge, ha
l’obbligo d’appurare la verità,
nient’altro che la verità.
E qui è fondo notte!
Domani, avvolto dalle mie
amiche nuvole veglierò su
Atene, affinché la giustizia
di Salomone entri in vigore.
Cittadini Ateniesi, chiedo
quale colpa abbia la mia follia
d’AMORE, nel continuare a
dare il meglio di me stesso alla
mia Patria, nell’aver salvato a
Potidea Alcibiade, a Delio
Lachete; nell’aver capito che la
guerra è solo arricchimento e
gioco del duce, del dio che
comanda, e noi pedine sulla
scacchiera ubbidienti come
cani che leccano le ferite al
loro padrone…
Ora colgo la vita nei discorsi
deboli in aiuto ai forti, in un
dialogo in continua ascesa,
nel differenziarmi dalla
moltitudine di pazzi tendenti
a reciproci inganni, accrescendo
sempre più l’infelicità in loro
stessi e nel prossimo.
Giurati, condannandomi estirpate
la vostra voce del Cuore, Dono
di Luce nel divenire della
Democrazia Ateniese.
L’indagine in corso porta
inimicizie, altre calunnie da
trovarmi imputato pur
innocente, davanti al mondo
intero, da passare per sofista
che fa la cresta confutando gli
altri. Miei concittadini d’Atene,
dichiaro che vi amo, ma obbedirò
alla Virtù, non a voi, finché abbia
respiro, finché riuscirò adoperare
la Riflessione Pura, non cesserò
di ammonirvi e di porgervi la
mia filosofia e se l’accogliete vi
renderà felici…
Giurati della più grande città
dell’Attica, mi vergogno con
voi a pensar che la vostra ansia
è tesa solo alle ricchezze,
all’edonismo, alla guerra che
nasce per mancanza d’AMORE
al prossimo, da non conoscersi,
e calpestare i diritti di madre
Terra, nel Dono del pane
quotidiano a tutti, d’accumulare
sempre più incontentabilità/infelicità.
Ricordiamoci, si viene al mondo
nudi dal grembo di Madre Gaia,
e si rientra accolti dal Mistero a
braccia aperte nella continuità
del Vivere…
Uomini che respirate, godete
la Virtù dell’armonia con la
vostra donna, i vostri figli, con
i vicini e i lontani, nel dono di
lasciare un’orma, un segno di Vita
di civiltà d’AMORE.
Cittadini, le accuse di Meleto
sono strumentali; egli non si
rende conto del danno che arreca
alla grande Atene, nell’oscurare
la Democrazie dell’Attica, il
periodo aureo di Pericle.
La causa va ricercata nella
corruzione circolante nell’aria
che si respira nella mancanza di
maestri per vocazione, nella
delega ai sapientoni, demagoghi,
furbi che occupandosi dei giovani,
li traviano!
Meleto, tu che ti presenti come
uomo perbene, frequenti i giovani
per conoscerli?
Da quanto te ne sei interessato?
Giurati, Meleto è il
rappresentante della
retorica, che non serve ai
giovani per il futuro d’Atene,
ma a chi sta al potere della
piramide: il duce, il dio, le
deità che non sono uguali
per tutti!
L’amante della vera Poesia,
sa che è sintesi di Filosofia e
nella prassi è Politica
Democratica, non basata sui
numeri comprati al lotto, ma
sulla Riflessione Pura razionale
garante del nostro avvenire;
il profumo della Poesia è Vita
al mondo intero, Armonia insita
in poche parole dettate dal cuore,
universalmente AMORE…
Se ai giovani non insegnassi il
benessere fisico/mentale,
starebbero con me?
Se insegnassi il male senza
volerlo, non sarei consapevole
di corromperli!
Tenete presente che in Atene
non è in uso fare causa per
simili errori, ma chi
inconsapevolmente sbaglia va
ammonito, e se, spiegato
l’errore, lo rifà, delude non
solo il dio Apollo, soprattutto
se stesso, d’essere scacciato.
Meleto, senza alcun preavviso
hai mandato l’ingiunzione di
presentarmi, troppo comodo
per te e chi ti paga!
Ora qui in tribunale vuoi
condannarmi per soddisfare
la tua ignoranza, i tuoi
interessi, non per educarmi!
Meleto, rispondi alla domanda:
la democrazia attuale si basa
sulla demagogica manipolazione
dei voti, o sull’intelligenza al
servizio del popolo?
Meleto – Non ho vergogna a risponderti
che nell’attuale democrazia
comandano i numeri –
Socrate – Caro Meleto, accusando me
dell’opera temeraria di cercare
cose sottoterra e quelle in cielo,
stimi così poco i giudici e li
credi così poco familiari con la
scrittura, da non sapere che di
questi discorsi sono pieni i
libri di Anassagora di Clazomene?
Allora i giovani imparano da me
cose che si possono avere in
biblioteca per una dracma, da
mettermi in ridicolo, facendo
finta che siano mie elucubrazioni,
ma per Zeus, ti sembro così
cretino, da non credere in nessun
dio? -
Meleto – Assolutamente no, per Zeus! –
Socrate – Domanda a questi cittadini chi
rende migliori i giovani!
Lo sai, visto che il problema
giovanile t’interessa tanto e hai
trovato chi li corrompe,
d’accusarmi pubblicamente
davanti a questi giudici.
Lo vedi, Meleto, stai zitto
e non sai che dire?
Ma non ti sembra vergognoso?
Non ti sembra una prova
sufficiente che dimostra che
dei giovani non ti è mai
importato nulla?
Dimmi, caro, chi li rende
Migliori? -
Meleto – I costumi e le leggi! –
Socrate – Ma non ti chiedo questo,
mio caro amico, bensì quale
persona, chi, in primo luogo,
conosce, appunto, i costumi
e le leggi. –
Meleto – Loro, Socrate, i giudici! –
Socrate – Che dici, Meleto?
Sono forse capaci d’educare
i giovani e di renderli migliori? -
Meleto – Certamente! -
Socrate – Proprio tutti, oppure alcuni
sì e altri no? -
Meleto – Proprio tutti! -
Socrate – Ben detto, per Giove!
C’è tanta gente ad aiutarli!
Ma allora i presenti che ci
stanno ad ascoltare li rendono
migliori, o no? -
Meleto – Sì, anche questi! –
Socrate – Ed anche i cittadini del
popolo? -
Meleto – Anche loro! –
Socrate – Ma, Meleto, non sono i membri
dell’assemblea del popolo a
corrompere i più giovani?
Oppure anch’essi, tutti insieme,
li rendono migliori? -
Meleto – Anch’essi! –
Socrate – Ma allora, a quanto pare, tutti
gli Ateniesi, li rendono migliori,
tranne me. Sono soltanto io a
corromperli.
E’ così che dici? –
Meleto – Affermo proprio questo,
con forza! –
Socrate – Il tuo coraggio non ha limiti,
a condannarmi…
Per Zeus, Meleto, è meglio
vivere fra cittadini buoni o
cattivi?
Amico, rispondi, non ti sto
chiedendo nulla di difficile!
I cattivi non fanno forse del
male a chi sta loro sempre
vicino, mentre i buoni del
bene? -
Meleto – Senza dubbio! –
Socrate – C’è dunque qualcuno che
vuole essere danneggiato dalle
persone con cui sta assieme,
piuttosto che trarne vantaggio?
Rispondi, mio caro amico:
anche la legge te lo impone.
C’è qualcuno che vuole essere
danneggiato? -
Meleto – No di certo! -
Socrate – Su, allora: mi porti qui in
tribunale perché corrompo i
giovani e li rendo più cattivi
volontariamente o
involontariamente? -
Meleto – Volontariamente! –
Socrate – E allora, Meleto, tu più giovane
di me, sei tanto più sapiente
d’accettare i miei complimenti
nel riconoscere che i cattivi
fanno sempre del male a chi sta
loro più vicino, mentre i buoni
consigliano di far solo del bene?
Io sarei tanto ignorante da non
rendermi conto che se rendo
malvagio chi sta con me
rischierei di ricevere del male
da lui?
D’accordo che dico d’essere
ignorante, ma non a tal punto!
D’accordo che fra i tanti
giovani c’è chi mi fa tiri
mancini, da farmi passare
per traditore: la società
senza principi, basata sul
soldo crea traditori e
prostituti!
E’ chiaro, se m’accorgo
dell’errore, non continuerò
a farlo salvo involontariamente
da non essere perseguibile, ma
riportato sulla giusta strada!
Meleto in questo processo
sarai pagato profumatamente,
ma non otterrai dai contumaci
gli onori che in cuore speri
per la mia condanna qui in
tribunale davanti al Popolo,
in questo caso sovrano.
Meleto, vuoi dimostrare al
mondo che sei un uomo?
Fai scoppiare pubblicamente
il bubbone!
La storia ti farà grande!-
Meleto – Dico che tu non credi
assolutamente agli dei! –
Socrate – Stupefacente Meleto,
io non credo, come altre
persone, che il sole e la luna
siano dei?
Meleto – No, giudici, per Zeus,
asserisce, che il sole è pietra
e la luna terra! –
Socrate – Ateniesi, quello che ho detto
vi è ormai chiaro, di queste
cose a Meleto non importa
un fico secco! Tuttavia, dimmi:
in che modo corrompo i giovani?
E’ evidente che, secondo
l’accusa che hai scritto, insegno
a non credere agli dei in cui
crede la città. -
Meleto – Affermo proprio questo! –
Socrate – Io sostengo che insegno
a non credere nelle nuove
divinità demoniache in cui
si celano uomini falsi e corrotti!
Tu Meleto, non sei credibile
neppure in te stesso!
Cittadini Ateniesi, mi sembra
che egli stia giocando, mi
accusa per chissà quali errori
giovanili, come per mettermi
alla prova con un enigma:
“Socrate il sapiente si
accorgerà delle mie
contraddizioni, nel credere
non credere negli dei,
ingannando se stesso e tutti
gli altri ascoltatori.
Cittadini, le accuse nascono
da un odio grande e diffuso
che causerà la mia condanna:
Meleto, Anito, Licone sono
pedine interessate al servizio
della casta, in contumacia,
paradossalmente pagherò con
la vita il mio pensiero libero,
la purezza delle mie virtù, per
gelosia nei miei confronti…
Questo è accaduto a molti altri
uomini giusti, e altri ancora a
venire, condannati perché
dicono la verità, da ringraziare
fin d’ora il dio di non farmi
mancare una così interessante
compagnia.
Ateniesi, ipotizzerò che
questa volta non crediate
ad Anito, assolvendomi, da
smettere di traviare i giovani
e non fare più filosofia; in
tal caso vi direi: Ateniesi,
ho AMORE e rispetto per voi,
ma ubbidirò al dio che c’è
dentro di me, piuttosto che
a voi, e finché avrò respiro
e sarò in grado di farlo, non
smetterò di fare filosofia, di
consigliarvi e d’insegnare a
chiunque incontri.
Nel mio cammino quotidiano
ho trascurato tutto quel che mi
riguardava, perfino non curando
gli affari di famiglia; per
fortuna Santippe ha compreso
l’AMORE che portavo ad Atene
e mi ha lasciato fare; ai vostri
figli ho cercato d’insegnare la
Virtù; con gli uomini della casta
sono diventato un tafano per
tenerli svegli, affinché non vi
sfruttassero; non ho mai
elemosinato e neanche ora lo
farò; di quel che dico posso
produrre a testimone solo la
mia povertà, la sola ricchezza
che possiedo.
In questi tempi in città
avvengono molte ingiustizie e
illegittimi atti, si scontrano le
deità della piramide; più volte
si ode il tintinnio dei coltelli.
Io son stato nel mio brodo,
a tanti indigesto, non ho mai
cercato di salire i gradini;
qualche anno fa son stato
sorteggiato co-presidente dei
cinquecento come voi ora
che mi giudicate, per giudicare
i dieci strateghi che non
avevano raccolto i naufraghi
della battaglia navale; io solo
mi opposi a voi, per non
violare la legge.
La Legge ha per base il
buonsenso, io sto con la
legge anche a costo della vita.
Così successe quando s’affermò
l’oligarchia dei Trenta Tiranni,
m’ingiunsero di portare via
Leonte di Salamina per metterlo
a morte, rifiutai l’ordine
dimostrando di non aver paura
delle conseguenze.
Credetemi, se mi fossi occupato
d’affari pubblici, in modo degno,
da uomo responsabile al servizio
del prossimo riconoscendo chi
ha ragione, senza cedere alla
prepotenza, ai fondamentalismi,
ai vari colori, non sarei arrivato
alla vecchiaia, o sarei già lassù
nel Mistero, senza aver eseguito
il mandato di tafano.
Fra poco la mia anima
raggiungerà l’AMORE Eterno,
felice per essere stato un
esempio di Virtù, nella
continuità di chi prima di me
ha pagato con la vita in nome
della Democrazia del Popolo
facendo grande Atene!
Dirvi grazie è poco, figli
d’Atene, sarete nel mio cuore,
nell’AMORE del MISTERO.
Qualcuno potrebbe dire:
- Socrate, non ti vergogni
di esserti dedicato ad una
attività per la quale sei ora
esposto al rischio di morire? –
Ragazzo, pensi che un uomo
desideri vivere da vile o donare
la vita per una giusta causa?
Ateniesi, non parlo per
difendermi, mi sembra che il
dio mi abbia scelto, unto per
questa funzione per essere il
tafano che vi impedisca di
addormentarvi sui vizi.
Se mi condannate, spegnete
la luce, e mi dispiace perché
è difficile trovare ai giorni
nostri dietro l’angolo un
altro che prenderà il mio posto
per tener in vita la vera
Giustizia, la Speranza al
vostro futuro.
Giurati, se ritenete che non vi
abbia chiarito le ragioni
dell’odio nato nei miei
confronti, in nome della
verità, mi sublimo a ripetere,
ma ritenendomi soddisfatto
della mia difesa, accetterò
il vostro verdetto, il verdetto
degli uomini.
II A T T O
Voce – La giuria, vota: Socrate
è giudicato colpevole.
Dei 500 giurati 220 hanno
votato contro la colpevolezza!
LA RICHIESTA DELLA PENA
Giurati, la filosofia insegna il
comportamento del vivere in
società per la società, accettando
la realtà, trovando i miglior rimedi
possibili nella Virtù dell’essere per
essere da dire: “è meglio subire
ingiustizia piuttosto che farla”
Pensavo ad una condanna più
pesante, invece per soli trenta
voti, schivo l’anonimato!
Meleto, hai giocato basso la
tua chance, ed hai perso,
ritorni nel dimenticatoio.
Ma del tafano non ti scorderai,
pensandomi ringrazierai in
cuore tuo d’essermi stato amico,
perché ti sento amico, amico!
Giurati, la razionalità non è
destino, il destino è casualità,
ognuno di noi, nel giorno in cui
nasce riceve un Senso in più,
che ci differenza fra le cellule
viventi su Gaia; lo sconosciuto
Sesto Senso, il più importante o
il più ovvio: la Riflente o Riflessione
Pura, l’incontaminata Virtù
d’AMARE!
Ormai sono agli sgoccioli,
preparato alla Virtù Eterna,
parlo non da masochista, ma
da persona che ha dato il
meglio a chi incontrava,
fregandosene delle dicerie
alle sue spalle.
Se dovessi aver paura
dell’ombra che ci portiamo
dietro dalla nascita, come
potrei sentirmi realizzato?
Neanche pagherei per salvarmi
per una pena non commessa,
la mia Virtù non l’accetterebbe,
anche se i miei amici si sono
offerti di pagare per me.
Se chiedo di finire in gloria
i miei ultimi giorni in pensione
nel Prinateo, insieme ai
vincitori d’Olimpiadi, a dir la
verità mi sentirei in buona
compagnia, ma loro come
potrebbero trovarsi con un
tafano come me?
La casta è una piovra
tentacolare del sistema,
se non si sta all’erta, stritola,
emana leggi che diventano
divine perché chi comanda
è il duce, il dio, la divinità,
perciò non vale il motto:
- La Legge è uguale per tutti -.
Voce – Riconosciuto colpevole?
Condannato a morte?
(Paradosso: i Trenta Tiranni
lo volevano far fuori, ma caduti
in disgrazia non poterono, ora
i democratici lo condannano).
La giuria delibera sulla pena,
la maggioranza di coloro che
votano a favore della condanna
a morte è aumentata.
IL CONGEDO DI SOCRATE
Mentre i magistrati sono
occupati, arriva Santippe:
Socrate – Antifonte, accompagna a casa
Santippe, non voglio che soffra… -
Giudici, chiamandovi giudici
credo di definirvi correttamente;
a voi e soprattutto a coloro che
hanno votato per la mia
condanna intendo chiarire
il senso di quello che mi è
successo oggi:
qualcosa di meraviglioso
per cui vi devo dire grazie.
Colgo l’occasione di
dimostrare a me stesso di
saper sorridere nell’ultimo
amplesso col Mistero.
In battaglia ho evitato la
morte nel salvar la mia Patria,
ma la malvagità è una malattia
infettiva che fa più paura, che
crea alibi più veloci di un
laser, da non poter brindare
con la cicuta!
E’ stato un bel gioco, esco
vincitore da singolar tenzone
di sfrontatezza e spudoratezza,
vi ho detto la verità che non
fa male, ma che non vi ha fatto
piacere ascoltare sentendovi
poveri e inadeguati alla vita.
Io vivo nella pienezza, voi
nel vuoto!
Amici giudici tendete alla
Vita, generatrice di Virtù
d’AMORE.
La mia condanna è l’ala
alata del vincitore che nel
mondo dei più ispirerà le
menti vive a continuare la
mia opera a vantaggio del
futuro dei nostri figli.
Ateniesi, la mia consigliera,
la voce della Virtù del sì e del
no, stamattina, era in libera
uscita, da trovarmi in
Tribunale a far l’oracolo di
me stesso, nella mia maturità,
felice d’essere qui!
Bacio la fiala di cicuta,
m’addormento serenamente,
lasciando la mia anima
trasmigrare al Padre del Tutto,
MISTERO.
Quante volte svegliandoci si
rimaneva male per aver troncato
il sogno della vita?
Dunque il sogno Eterno è
AMORE, il più bel amplesso.
Nell’Ade del Mistero troverò i
grandi della Storia: Minosse,
Omero, Esiodo, Orfeo e altri
che furono giusti nella vita,
da non perdere il vizio di
continuare ad esaminare ed
interrogare quelli di là come
quelli di qua, per capire chi di
loro è sapiente e chi crede di
esserlo, ma non lo è.
Discutere con loro e starci
insieme è vivere!
In ogni caso la gente di là
non mi può chiamare in
Tribunale; si dice che quelli
di là siano più felici di quelli
di qua essendo già immortali
per il tempo che rimane.
Con questo vaticinio, per voi
che avete votato, prendo
congedo.
Io, lento e vecchio, lascerò che
la dolce cicuta prenda per mano
la mia ombra e la trasporti nel
Mistero della Vita.
Voi, cittadini ateniesi,
riceverete, da parte di chi
vuole insultare la città, la
fama e la colpa di aver ucciso
Socrate, uomo sapiente: – perché
chi vi vuole offendere dice che
sono sapiente, anche se io non
lo so! -
Tuttavia, a voi faccio questa
preghiera: i miei figli, una volta
cresciuti, puniteli, cittadini,
tormentandoli come io ho
tormentato voi, se vi sembra
che si preoccupino del proprio
tornaconto e del proprio utile
prima che delle virtù; e se fanno
finta d’essere ma non sono nulla,
svergognateli come io facevo
con voi!
E se farete così, io sarò
ricompensato giustamente
da voi, ed anche i miei figli.
Ma è già l’ora di andarsene,
io a morire, voi a vivere:
chi di noi però vada verso
il meglio, è cosa oscura a
tutti, meno che al dio.
Voce – SOCRATE, sei Luce, Maestro
di vita, Dono all’Umanità nel
sorriso agli accusatori, nel
dolce trapasso esempio di
Virtù, fortuna diuturna per
chi Vive….
——————————————————-
Lorenzo Pontiggia, nato a Erba il 27/02/1941, commerciante per professione, poeta näif per passione, ha pubblicato libri di poesia.
Settembre 14, 2008 a 2:27 pm
Grazie Lorenzo, avrò modo di leggerla tutta e con calma.
Interessante. Se desideri farmi sapere di più questa è la mia mail: socrathe@hotmail.it
Grazie ancora
Marzo 15, 2009 a 1:48 pm
LA VIRTU’ DI SOCRATE
Dal Menone di Platone, dialogo di Socrate…
Voce narrante
Adoperando la RIFLENTE (Riflessione Mente), “Abele”, Dono dell’Immanenza dato all’Uomo dalla Trascendenza del MISTERO, riesce a porsi domande e dare risposte insegnando la maieutica: arte di usufruire della Riflente, linfa di vita, elevazione di vasi comunicanti, insita in tutti, ma dimenticata…
Menone:
- Socrate, la virtù è insegnabile?-
Socrate:
- Il problema è molto complesso essendoci varie forme di virtù.
Per prima cosa bisogna definire l’essenza della virtù, la quale differirà in qualcosa poiché la virtù si può trovare in un bambino o in un uomo…
Menone, il ragazzo e il vecchio se sono sregolati possono diventare virtuosi?-
Menone:
-No!-
Socrate:
-Ma se sono saggi e giusti?-
Menone:
-Sì!
Maestro, mi permetto di farti un esempio di virtù relativa: la dote del comandante è di comandare, del soldato ubbidire e così via…-
Socrate:
-Ne cercavamo una, invece tante ballano in maniera svariata.
C’è bisogno quindi di una buona scrematura per trovarla!-
Menone:
- La virtù è saper comandare!-
Socrate:
- Caro Menone, son contento che hai afferrato che la virtù è una sola!
Mah, la definizione di virtù come comando non sta in piedi, dal momento che un servo non potrebbe essere virtuoso mancando di autorità nell’impartire ordini ad altri uomini!-
Menone:
- Allora la virtù è la capacità di desiderare cose belle e procurarsele?-
Socrate:
- Menone, nel bello s’intravede la grazia, l’emozione, il piacere in luce di virtù nell’operare bene, ma come si fa a procurarsi le cose belle, grandi nel lecito, in pace e in armonia con tutti?
Teniamo presente che l’illecito è un’effimera gioia, crea solo incontentabilità, infelicità e ci rende schiavi di noi stessi!-
Menone:
- D’accordo, la virtù è il desiderio di riuscire a possedere cose anche grandi e belle senza ingiustizia; però la giustizia è già parte della virtù e allora?-
Socrate:
- Amico, la virtù è impiegare la Riflente, che fa sbocciare la scienza, alla cui base sta la verità o l’olio che viene a galla e smuove in avanti l’opera in virtù della scienza dell’Immanenza in Riflente!
D’altronde la virtù è un bene utile e giovevole per coloro che la esprimono, e nella tenacia di non farsi prendere dalle tentazioni di nuocere ad altri si è in pace prima con se stessi!-
Menone:
- D’accordo!-
Socrate:
- Menone, Le cose buone e utili utilizzate in modo giusto, con ragionevolezza, per amor di sapere in Riflente, è virtù!
La Riflente per l’uomo è la madre di tutte le virtù dell’AMORE, da cui nasce l’evolversi della scienza al servizio dell’umano, d’affermare che la virtù è scienza insegnabile in continua progressione…
Il problema si pone per chi dovrebbe insegnare la scienza della virtù!
Scolari che vogliono apprendere si trovano…
Maestri di virtù, chiedo a voi che state ascoltando, esistono?
In sincerità, oggi come oggi, non ne vedo all’orizzonte, salvo qualche mosca bianca!-
Menone:
- Ci sono!
Sono i Sofisti, insegnanti di retorica, che si proclamano maestri di virtù, però non mettendoci AMORE deludono!-
Voce narrante:
A questo punto del dialogo entra in scena Anito che nella realtà storica fu uno dei principali accusatori di Socrate.
Socrate:
- Anito, i mestieranti di parole al vento son maestri di virtù?-
Anito:
- Socrate, tu che affermi la verità, di’ a noi di chi parli?-
Socrate:
- E’ assodato che son coloro che la gente chiama sofisti.-
Anito:
- Per Eracle, non dire parole di malaugurio!
I miei famigliari e amici non sono matti da farsi rovinare dai sofisti, da gente che prende, ma non dà, che vende solo parole inutili, imbrogliando il prossimo!
Hanno perfino l’ipocrisia di dire che sotto la loro tutela i giovani crescono sani, forti, intelligenti…
Li traviano invece non solo per la pederastia, ma li lasciano ancor più ignoranti da ingraziarsi e ingrassare la casta, inoltre son sfacciati da farsi passare per insegnanti d’eloquenza, sì, son maestri a farsi pagare profumatamente, com’è accaduto a Gorgia!
Sì, ci sono i maestri di virtù, ma non tra le file dei sofisti!
Ogni cittadino ateniese, probo, onesto e ligio alle leggi, è in grado d’insegnare ai suoi figli la virtù, essendo un cittadino virtuoso!-
Aprile 7, 2009 a 9:05 pm
Lorenzo, manda qualche info su di te e la presentazione (breve) del tuo lavoro che la pubblichiamo.
A presto e grazie
Giugno 4, 2009 a 12:42 pm
Da quando respiro
Vivo la vita
nel vento della clessidra,
nel brillio di bimbo
all’incontro sociale…
Ma per colpa di Caino
si spegne l’AMORE
per mancanza
d’uguaglianza…
Ugualmente
adoro il vivere…
Giugno 17, 2009 a 6:01 pm
-Confessioni di una mente perversa:
Io mi pongo il problema (attorno alla poesia) perchè non capisco per quale ragione il poeta debba essere ammirato stimato o pagato in un certo modo (quando non accade son contento)… io non ho bisogno della poesia, se anche capita è un “accidente della materia” e quindi neanche ci faccio caso. Trovo stupido che la gente s’interroghi sul senso di qualcosa che è molto meno di tutto l’enfasi che ci si mette per descriverla. Libri di poesia, libri sulla poesia… a scuola ti fanno studiare le poesie, mi sembra solo la perversione romantica di un animo triste e depresso.-
Rispondo
Ripeto: la Poesia è sintesi di Filosofia che si realizza in Politica, non politichese…Un grande discorso lo si può sintetizzare: Onestà, Capacità, Buonsenso!
Prendiamo la Poesia “La ginestra” di Leopardi, Poesia ricca di Filosofia e Politica, il tutto nella semplice ginestra che nell’arido terreno sociale rimane attaccata al terreno guardando il cielo con AMORE lottando contro tutti!
Ma per spiegarla c’è bisogno d’insegnanti di vocazione, tipo la ginestra!
-Sai quando serve la poesia? (è un esempio) quando sei innamorato di qualcuno, allora ti spulci libri che non avresti mai letto per altre ragioni, ti ascolti canzoni che prima snobbavi grandemente, e dai un gran peso a tutto l’ideale poetico, ci sguazzi e dici “ah bello! senti che concetti profondi, che verso trascendente…. riesco a toccare lo spirito del tutto”…. come no… “quelle paerole mi toccano l’anima”…. passano 10 giorni, l’amore finisce o se anche non era amore il periodo romantico …. “na, non ne ho voglia, non sono predisposto a farmi fottere l’anima, magari domani”…. e dimentichi ogni cosa. Tutto sta nel grado di esaltazione.-
Rispondo
La poesia dell’innamorato… fa sognare e pensare d’essere poeta!
La Poesia la s’incarna nel quotidiano, in Riflente il Carisma lo si sparge a piene mani, dando fastidio ai falsi poeti, politici, filosofi che s’affratellano tra di loro per spartire onori e denaro…
Dando del “matto” chi non s’allinea con loro!
La morale: i falsi sono infelici, incontentabili o famelici, pronti a piangere il morto…
I Poeti son sereni e non si lamentano mai, nemmeno in Poesia, da Profeti, sanno mettere a nudo i mali sociali, senza paura d’incorrere in qualche pallottola…
I grandi Poeti con semplicità sanno trasmettere parole scritte anche col sangue…
-Quindi esistono categorie di persone… i depressi cronici che vogliono fuggire dalla realtà e non avendo una fantasia sufficiente per riuscirsi da soli (sapete la realtà è uno scoglio duro per tutti, dipende ANCHE (in poca parte cmq) da quanto l’ambiente ti concede) adottano quella degli altri,e diventano degli pseudosaccenti.. chiamiamoli “i cercatori d’oro”. Poi ci sono quelli che la fantasia ce l’hanno e si costruiscono un proprio mondo, se non altro più sincero, ma pur sempre una forma di autismo, certe persone difatti si perdono nella propria esaltazione, megalomania, nel disperato tentativo di essere originale a qualunque costo, chiamiamoli “i bimbi sperduti”. E poi ci sono le vie di mezzo, gente che ad un certo punto smetterà di scrivere e leggere perchè il momento romantico gl’è passato. Chiamiamole “persone normali”.-
Rispondo
Tutte le giurie e i premi sono al 99%: -Chiamiamole “persone normali”-
A nessuno frega niente di questo, ma a me da molto fastidio. Il piacere di leggere è qualcosa che non ho mai avuto, fin da piccolo l’ho sempre trovato terribilmente noioso, faticoso, stancante, l’atto in sè lo detestavo. Mi sono avvicinato alla poesia come alla letteratura con l’esaltazione di chi cerca l’oro e di un bimbo sperduto cerca la via, per poi scoprirmi una persona normale… quelle persone normali che ho sempre detestato… come dici tu floyd (che ti ho scoperto maschio), “ignoranza mia”-
Rispondo
Per cominciare a far Poesia, Filosofia, Politica, riandiamo al periodo Presocratico, al motto dell’oracolo di Delfi, conosci te stesso, per Socrate diventa ricerca filosofica.
Quindi coloro che si conoscono, e son pochi, usando la Riflente sono dei Vate di alta aspirazione civile!
I più paradossalmente passano per matti, quando i matti son loro, una moltitudine, perché non usano la Riflente!
- Sarà un discorso trascendente/mieloso/strappalacrime” “Non sono un grande letterato, uno scrittore e nemmeno un poeta,”: anche io prima mi preoccupavo di quello che dicevo, perchè doveva avere un senso, un significato cui le persone normali non davano; e allora tendi sempre a cercare di manetenere il tuo mondo, dove non puoi scoprirti altrimenti gli altri ti infliggono ferite imbarazzanti. Una vita fatta di scuse, di valori alti ed elevatissimi, da guardare sempre con ammirazione (gli alti) e con disprezzo (i bassi), perchè è così che mi era stato insegnato, e mi era stato insegnato anche a sentire un certo senso di colpa se risultavo banale, poco intelligente, o troppo avventato nel formulare un qualcosa di mio senza aver avuto il tempo di diventare qualcuno, di avere l’autorità sufficiente a poterla difendere. -
Rispondo
I falliti o pseudo artisti è piena l’aria, pur sparlando si sostengono tra di loro nella regola dell’opportunismo da politicanti…
è di non insegnare o spiegare per non aver un concorrente che gli toglie smalto (pur falso) e pane…
-Poi, un giorno, ti passa, ti passa una volta, poi torna, due volte ti passa, poi torna…. alla fine ti domandi quale cazzo sia la ragione di certi tuoi atteggiamenti. E’ giusto esaltare così baudelaire? uno che in tutta la sua vita, una vita intera dedicata a scrivere, ti fa 3-4 poesie decenti (parlo a titolo personale) e non di più, che poi non trovi neanche quel gran capolavoro, semplicemente perchè quelle 3-4 poesie non esercitano su di te lo stesso fascino costante, anzi in certi momenti le trovi proprio banali, stupide, e quasi sempre (costantemente) incomplete. Forse ho sempre avuto la speranza che ci fosse un modo per comunicare una sensazione uno stato d’animo (sai, il bimbo perduto), queste erano le mie aspettative nel senso di questo topic… trovarci un significato che fosse in qualche modo -se non oggettivo- unico per me e costantemente bello… quasi aver racchiuso l’essenza di qualcosa in un agglomerato condensato di parole. Una formula alchemica insomma. Veder svanire tutto poi… fa uno strano effetto. Altra aspettativa, ma questa è venuta consequenzialmente -perchè mi veniva richiesto-, mi aspettavo stima e autorità dalla conoscenza… da qualsiasi forma di consocenza, poesia compresa… quando poi decidi di vivere per te stesso te ne sbatti. Che rimane della poesia? “Un accidente della matteria”.-
Rispondo
Il Poeta maledetto, ebbe come padre un ex sacerdote e all’età di sei anni resto orfano, la mamma sposa un tenente colonnello, ma per la sua rigidità Charles comincia odiarlo…
Mandato in collegio fu espulso per indisciplina, per non aver consegnato un biglietto di un suo compagno, Boudelaire, dimostra già la forte discontinua personalità, di non seguire i canoni tradizionali, ma bohemien d’accompagnarlo nel suo peregrinare…
Il tenore di vita alto che teneva costrinse la madre ad interdire il giovane ed affidare il suo patrimonio ad un notaio.
L’anno dopo tento per la prima volta il suicidio!
I fiori del male, rappresentano il suo calvario, il lasciarsi andare contro corrente, contro la borghesia imperante (periodo di gran movimento culturale, politico e sociale: Marx, Proudhon…), d’arrivare a sposare il male essendo più attraente, accattivante…
Boudelaire, dal 1949 è sfruttato dalla pseudo cultura come figura iconografica dell’intellettuale e poeta…
-Ripeto: -la Poesia è sintesi di Filosofia che si realizza in Politica, non politichese…Un grande discorso lo si può sintetizzare: Onestà, Capacità, Buonsenso!”-
Rispondo:
chi non vuol capire non riconosce!
-Questo vuol dire solo che la gente ci vede quel che vuole nelle macchie scure. Io personalmente satana.-
Rispondo:
devi sapere che il mio primo libro ha per titolo: “Satana ride” 1971
-Quella spiegazione che dai sulla ginestra non convince. Leopardi era un poeta palloso, la prosa gli si addice di più, Leopardi è solo una forma di pensiero razionale che cerca sfogo attraverso la poesia, non è che la poesia, va spiegata, può esserlo.-
Rispondo:
la Poesia se è Poesia è un tesoro che va scoperto e centellinato…
Amico, dimostri superficialità per non aver colto nulla dalla grande Poesia “La ginestra”!
Sintesi che valorizza tutta l’opera di Leopardi…
-Ma te sei quello sparato per la tangente platonica.
Come si può discutere con uno morto 3 mila anni fa….-
Rispondo:
Platone ha usato per suo interesse i discorsi di Socrate.
Da socratico, cerco di estrapolare i valori del Maestro e farli conoscere, perché le sue lezioni usate in Riflente sono il futuro dell’uomo!
A Platone gli va riconosciuto il merito d’illustrare con i suoi scritti Socrate
-Di poeti falsi è piena l’aria come dici tu… tu come ti senti?-
Rispondo
Mi sento in toto un Poeta! Di riflesso rompo l’archetipo!
Montale, in una intervista sul Corsera, rubrica: “Lo specchio” nel 53/54, alla stessa domanda rispose: – Sono un travet della poesia!-
I veri Poeti per antonomasia non possono mentire, devono essere se stessi!
-Pensi che dopo aver letto la vita di baudelaire su wikipedia stia meglio? (sei un po’ assurdo, ammettilo)-
Rispondo:
caro amico se non usi la Riflente introspettiva, è ovvio che trovi palloso Leopardi e non cogli quel po’ di positivo di Baudelaire…
-Poeta, è infantile dire “non hai capito tizio”, solo perchè le cose che dico non ti tornano. A me l’idea che l’uomo è come una ginestra mi sembra una strombanzata, sia a livello esistenziale che a livello politico, il riflente mi sembra solo una scusa per aggiustarti le cose come più ti aggradano. Le persone normali chiamano ciò intuizione, e ne fanno uso continuamente in modo più o meno consapevole, senza aver bisogno di riempirsene la bocca. è vero che l’occidente tende a rifiutare il principio intuitivo per quello logico (il che è una leggera contraddizione di superficie), ma non è abbaiando alla luna, ripetendolo all’ossessione, che cambierai le cose.-
Rispondo:
il non capire nasce dal non voler conoscere o andar oltre ciò che la Riflente dona se la si usa, ma prima bisogna recuperarla dall’anamnesi creata da Caino!
La Riflente = Riflessione/mente, la possiede solo l’umano!
-Si fa strada come risultato della conoscenza dell’habitat, raggiunto tramite la corteccia cerebrale della psiche, composta da cellule sensoriali intuitive, atte a determinare ragionamenti istantanei, stimoli di energia cosmica che nel cervello producono pensieri variamente intelligenti finalizzati a cogliere il senso della vita.
Lo scibile umano esige il contatto diretto dei sensi, usando, ad esempio, la funzione visiva si proietta lo stimolo nell’area psico-motoria, da cui nasce l’azione della volontà di conoscere e memorizzare, a cui si aggiunge l’intelligenza intuitiva o ragionamento istantaneo analitico correlato all’immaginazione, facoltà intellettiva superiore del genere umano, senza la quale non potrebbero nascere le grandi idee, le scoperte scientifiche, le produzioni artistiche nei vari campi.
Metaforicamente Caino, per suo interesse personale, allontanando l’AMORE, la Libertà, la tensione al Vero, rifiuta l’uso della facoltà intellettiva superiore, in sintesi la Riflente e pone limiti all’umanità che viene a trovarsi in anamnesi…
Finché non si recupererà la Riflente, non si vivrà come esseri umani dà sfruttare appieno tutte le potenzialità intellettive!-
Dal libro: “La RIFLENTE SESTOSENSO 2009
-La vita di Baudelaire la conoscevo gia. Ma non trovo così eclatante la sua opera… poi è tutto relativo, se per te dice cose interessanti, se lo ritieni formativo nel tuo percorso… a me non basta più.
Non so se ti è chiaro, l’amore non è sempre un bene. La carità può risultare spiacevole. E satana può essere buono.-
Rispondo
Sinceramente dovresti capirlo… e senza che lo dica, ripeto, sono un Poeta all’opposto!
- Credi nella chiesa?-
Rispondo
Credo in Gesù uomo, quanto credo a Socrate…
Il Poeta nella sua sensibilità è il critico per antonomasia della società!
-poi un p.s.
Guarda che platone aveva anche una dottrina orale che reputava più importante di quella scritta, e di cui non ha lascaito niente proprio perchè credeva inutile riportarla scritta. Addirittura era considerata un culto.
Rispondo
Caro amico era il Maestro Socrate che insegnava oralmente e non poteva che essere riconosciuto il Maestro della Maieutica!
-A capo all’ingiù, ti ribalto
NO platone ha una sua teoria orale, lo so che anche socrate l’aveva, ma quella di platone, a quanto sembra, prendeva spunto da socrate ma era diversa, aveva lati più oscuri si potrebbe dire. Dovrebbe essere scritto su gli ultimi libri che sono usciti neanche troppo recentemente sull’argomento (se ne sa molto poco). Non era un misandestanding (si scrive così?).-
Rispondo
Platone si vendeva al potere…
Socrate, il Maestro Gesù, NO!
Gli ultimi libri fanno acqua in Riflente!
-Il non capire nasce dal non voler conoscere…. Beh… mettiamola così, se entrassi in comunicazione profonda con le cose, con qualsiasi cosa, probabilmente la troverei bella (si chiama estasi)… non importa essere Leopardi o baudelaire, basta un pezzo di asfalto sudicio per trovarci del bello e del significato…. tutto sta in ciò che puoi cogliore…. da leopardi ciò che posso cogliore sono contenuti più che normali, che mi sono serviti in passato, ma adesso non più.-
Rispondo
Il Poeta, critica se stesso per conoscersi, ripeto con altre parole per giudicare bisogna entrare nel momento storico che vissero i personaggi chiamati in causa, nel seguire il filo della problematica personale…
Amico, se leggo non usando la Riflente, t’assicuro che la penso come te…
Consiglio di rileggerti soprattutto la Poesia “La ginestra”, con attenzione…
Ritenendola l’apice della sua opera poetica!
-Vivo ancora come un uomo, non ho tempo per lasciarmi stuprare da qualunque cosa, pretendo che almeno quel qualcosa s’impegni per adescarmi. Serve tutto in momenti diversi. Al momento leopardi è un poeta tendenazialmente noioso… Non è difficile da capire. Per il tuo principio potrei sputare in terra e tu lo troveresti bello, e ricco di significato. Apriti al mio sputo, che viene assorbito dalla terra, cogline il senso, delle radici, della terra, il tuo amore supremo… fallo… crocifiggiti dato che ci sei…-
Rispondo:
ogni giorno ringrazio Internet che mi permette di scrivere e migliorarmi,
porta la mia croce di Poeta Naif con donazione nell’essere stato… il Poeta più crocifisso nei forum per la mia apparente arroganza…
Nel mio cammino ho sempre creduto in me, pagando di persona!
Non deludendo i pochi che m’apprezzavano e non lasciando i miei detrattori a bocca vuota regalando “Perle ai porci”, titolo del mio secondo libro 1974.
Spero d’averti accontentato!
-Allora, analizziamo insieme il riflente di leopardi nella ginestra…
facciamo assieme, e guidami tu, così non corro il pericolo di perdere il riflente… cosa vogliamo analizzare il suo stato psichico, la sua condizione sociale, il contesto storico?
Ma se poi una volta analizzato e compreso tutto la penso alla stesso modo?
Se invece di chiamarti il poeta e di parlare in terza persona cominciassi ad usare la prima, magari ti sentiresti più colpito, più ferito, tu allontani da te tutti quanti quando ti spacci per “il poeta” e filtri tutto quanto attraverso quella pseudomaschera, la tua pseudospocchia, i tuoi pseudosuperpoteri.-
Rispondo:
il Poeta naif è se stesso e non è Arlecchino…
-Per rispondere al poeta su socrate… se la vogliamo dire tutta tutta tutta… ci sono poche testimonianze della reale esistenza di socrate… in realtà non si sa nemmeno se sia stato veramente una figura fisica; ammesso che sia reale, platone si è venduto al potere… bah… un modo come un altro di vedere le cose, quando si trasferì a siracusa (e per poco lo linciavano) cercando di esportare il suo modello di democrazia… è quello ciò a cui ti riferisci?-
Rispondo
Anche su Gesù uomo ci sono poche testimonianze…
Platone, dovette lasciare Atene e rifugiarsi a Megara, poi girato il vento tornò ad Atene.
Fu invitato a Siracusa, ma anche imprigionato e riscattato ad Egina come schiavo da Anniceri di Cirene…
Il paradosso che scrisse il Critone, ma non ebbe la forza d’essere se stesso!
-LA GINESTRA
Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor né fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De’ tuoi steli abbellir l’erme contrade
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell’impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;
Dove s’annida e si contorce al sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggiàr di spiche, e risonaro
Di muggito d’armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de’ potenti
Gradito ospizio; e fur città famose
Che coi torrenti suoi l’altero monte
Dall’ignea bocca fulminando oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola,-
col tuo AMOR di Ginestra!
Ripeto:
-Conosci te stesso!-
Grazie Seire…
Lorenzo Pontiggia
il Poeta naif (marylory)
Luglio 3, 2009 a 10:30 am
STENDHAL “La CERTOSA di PARMA”
(1783-1842)
Il suo nome Henry-Marie Beyle…
Nel 1801 nell’esercito napoleonico partecipò alla campagna d’Italia, nello Stato maggiore del Gen. Stéfhane Michaud.
Nel 1814, con la caduta di Napoleone, rientra in Italia e dimora a Milano, s’innamora non solo di donne e della Lombardia, soprattutto decanta il Lago di Como, uno dei paesaggi più belli della natura…
Visita Parma e pensò al romanzo della sua vita: “La Certosa di Parma”, ricco di suspense da dosare al meglio la Riflente (Riflessione-mente), da penetrare nei meandri della corteccia cerebrale della psiche nel cogliere le infinite sfumature che sfuggono ai più da lasciare i lettori a bocca aperta!
Romanzo iniziato nel 1832 e finito nel 39, dove trasmette la propria esperienza di vita…
Lo consiglio a tutti per la ricchezza che dona a piene mani e sarà sempre attuale per la profondità e la verità che trasmette!
N.B.
A Ferdinando Martini un grazie per la traduzione…
Lorenzo Pontiggia
il Poeta marylory
Luglio 8, 2009 a 5:56 am
ESIODO: TEOGONIA
La Nascita degli Dei Esiodo (VIII-VII a. C.).
Nei poemi omerici si riporta il mondo divino, rispecchiando la cultura e la gerarchia del mondo umano che ancor oggi vive…
Esiodo, è il primo scrittore greco sulla cui vita si hanno notizie certe ed è fonte autorevole per quanto riguarda l’origine degli dei. Nell’Olimpo greco vivevano dei, semidei ed eroi. Il Padre riconosciuto, era Zeus (Giove).
Esiodo nell’essere pastore per sventura, alle pendici del monte Elicona, alla cui vetta risiede l’Olimpo, usando la Riflente (Riflessione-mente), dà il là alla Teogonia, alla creazione degli Dei e alle nove Muse, tramandandoci la nascita di Mnemosine, Dea della memoria, figlia di Cielo e Terra e Zeus che giacque per nove notti = nove Muse!
Le Muse, dee delle Arti e delle Scienze, figlie della Memoria, sono voce dell’istruzione e dell’autorità, e allietano il vivere:
Clio – Colei che dà celebrità!-
Euterpe – Dea della musica!-
Talia – Dea della Commedia e della Satira!-
Melpomene – Cantante e regina della Tragedia!-
Tersicore – Colei che ammalia con la danza al suono della lira!-
Erato – Dea dei desideri, Mimica, Poesia Mèlica = erotismo lirico nel canto!-
Polinnia – Canto corale di inni lirici!-
Urania – Dea della volta celeste, Astronomia e Matematica!-
Calliope – Dea dalla bella voce, Comunicazione, Verità, Etica e Poesia Epica!
Esiodo persiste sulla loro presenza essenziale per la cultura orale, per insegnare canti e raccontare miti…
Il poeta non pensa d’essere autore creativo, ma esecutore di ciò che riceve in Riflente (Riflessione-mente)!
L’Arte delle Muse è prestazioni di buon livello o performance con sane ambizioni, e desiderio al progresso Sociale (Poesia) come nella Teogonia, storia o mytos.
In Esiodo la funzione del poeta non è soltanto culturale, ma politica!
La più illustre Musa è Calliope, dea della comunicazione, possiede una bella voce e vive a stretto contatto con le autorità politiche, sa presentare leggi, sentenze, discorsi significativi autorevoli, e perorare cause Etiche con saggezza di Verità d’essere ricordate…
La Poesia è il filo della Storia in Riflente con le Muse che fan dolce il vivere…
La bellezza dell’ambiente, il canto delle fronde, la frescura del dolce torrente Ippocrene donano al Poeta l’estro del comporre, guidato dalle Esperidi (Muse) in meravigliose soavi melodie, e danze spazianti nella bruma in voci d’oro per celebrare l’elegia di Zeus e Era…
Dal connubio nasce Atena, patrona di artisti e artigiani (I cittadini dell’Attica chiamarono la loro Città, ATENE).
Artemide, Dea della caccia, dei boschi, della fertilità per l’aiuto alla madre al parto di Apollo…
Apollo dio delle arti, medicina, musica e profezia…
Poseidone, dio della terra e del mare (Nettuno).
Temi o Themis, generò le stagioni (chiamate Ore)… e madre di Prometeo.
Afrodite (Venere), dea dell’amore, della bellezza, sessualità, lussuria e dei giardini.
Aurora, Gaia, Oceano, Sole, Luna ecc. sempre immortali…
Nell’Olimpo c’è la bella dimora di Grazia e Desiderio, durante le feste cantano
i nomous e i saggi ethea degli immortali, e tutt’attorno risuona la terra ricca in inni di vita al padre Zeus regnante in cielo, signore del tuono fiammeggiante che vinse il padre Chronos e divise ogni cosa fra gli immortali…
Calliope vive tra i re nutriti da Zeus, e la gente guarda alla giustizia (themistas) che venga amministrata in presenza della Dea…
Gli aedi, cantori con cetra, sono amati dalle Muse perché san far scorrere miele dalle bocche portando reverenza, AMORE, da far scordar dolori e lutti…
A Esiodo, mentre pasceva gli armenti sotto il divino Elicona, si presentarono le Esperidi con uno scettro d’alloro fiorito, perché cantasse di esse, dei beati e dei viventi…
Siam figlie dell’Amore
danziam cantiam
al melo d’oro…
Il sornione, l’arrotolato
con le cento facce
a guardia sta…
Arrivano gli Argonauti,
nello scompiglio,
il serpe se ne va…
Le Grazie
in girotondo
salvano la mela…
Esiodo da buon pastore alle insigni azioni del Padre Zeus fa declamar le Muse, esse divinamente cantano le gesta, d’accalorare la cima dell’Olimpo nevoso, dimora degli immortali.
Ride la casa del padre ricordando la venerata stirpe che Gaia e Urano generarono…
Le Muse, danzano, amano i citaristi cantori che danno sollievo e gloria agli uomini e ai beati signori dell’Olimpo, nel far scordar lutti e dolori e AMAR la vita… Terminano con l’inno all’egida di Zeus e del figlio Apollo…
Grazie alla ricerca di Verità di Esiodo, Socrate e Gesù, la cultura occidentale possiede il germe dell’AMORE!
Pontiggia Lorenzo
il Poeta marylory
Luglio 8, 2009 a 9:01 am
I PASCOLI DEL CIELO – John Steinbeck 1932
Steinbeck nei 12 racconti presenta l’altra faccia americana, dove la sottile invidia e l’ignoranza fa morire la speranza…
Speravo fino all’ultima pagina che almeno una su dodici finisse in gloria…
I Nobel si vincono per amicizie…
Non consigliabile…
Pontiggia Lorenzo
Luglio 18, 2009 a 3:33 pm
BUIO A MEZZOGIORNO di ARTHUR KOESTLER
La danza della purga staliniana; il Principe è il libro dei tiranni; la vecchia guardia della Rivoluzione è morta, il Partito è l’incarnazione dell’idea rivoluzionaria, non conosce né scrupoli né esitazioni, chi non la professa deve essere eliminato, il fine giustifica i mezzi!
-Spingiamo a staffilate le masse gementi del Paese verso una futura felicità teorica…-
- … il ripudio e la soppressione delle proprie convinzioni quando non vi sia prospettive d’attuarle…la sconfessione delle proprie idee = morte silenziosa!-
Rubashov, pensò all’armonia degli indigeni della Nuova Guinea che vivevano con istituzioni democratiche sviluppate, ma purtroppo la rivoluzione si mangiava i migliori da fallire , trascinando i contadini russi… da navigare senza zavorra etica!-
-Per che cosa muoio? Ma dov’era la Terra Promessa? Mi trovo dinanzi il nulla assoluto… Pertanto, alla vigilia della mia ultima ora, piego le ginocchia dinanzi al Paese, alle masse, al popolo tutto…-
-Evidentemente anche una striscia di cielo azzurro era sufficiente a causare lo “stato
oceanico”.-
Ho colto con AMORE i pochi passaggi di un “pastone” che non consiglio…
Lorenzo Pontiggia
Novembre 8, 2009 a 9:51 am
IL MONDO NUOVO di ALDOUS HUXLEY.
Il MISTERO ha dato all’uomo nell’immanenza del Creato la Riflente o Sesto Senso, con la quale esso può raggiungere qualsiasi traguardo d’immanenza utopica.
Romanzo di fantascienza dove il buonsenso si è perso per strada e i cittadini del Mondo Nuovo sono sottoposti a condizionamenti senza nessuna nozione della storia passata, da credere che il loro tempo sia il migliore dei mondi possibili, e che parlare di “madre” e “padre” è proibito, e i libri son materia “sovversiva” anch’essi proibiti…
- “Ma caro il mio ragazzo!” Il Direttore si voltò rapidamente verso di lui. “Non vedete? Non vedete?” Alzò la mano: la sua espressione era solenne. “Il Processo Bokanovsky è uno dei maggiori strumenti della stabilità sociale!”-
L’eugenetica serve per forgiare una nuova società da sfruttare a basso costo a vantaggio della casta…
- Siamo nell’anno 2540 D.C. Il motto: Comunità, Stabilità, Identità. Unico Stato.
Il Pianeta, governato da dieci Governatori Mondiali.
Instaurando il modello Ford (il Dio nel segno della T) basato sul principio dell’eugenetica, s’annulla la personalità, ottenendo mano d’opera a bassissimo costo con la riproduzione umana extrauterina in serie dove ognuno appartiene a tutti…-
- Gli esseri umani son divisi in caste, tramite un ritardo controllato dello sviluppo degli embrioni, avvelenati per via chimica o per privazione dell’ossigeno, in modo da influenzarne il futuro sviluppo fisico e intellettivo. Le tre caste inferiori sono prodotti per clonazione.
La casta alfa, individui destinati al comando, i beta agli incarichi amministrativi, ma senza le responsabilità del comando. Le tre caste inferiori sono le gamma, delta e epsilon in grado decrescente di intelligenza… Il condizionamento psico-fisico inizia sin dal concepimento. Ogni individuo viene indottrinato ad amare la propria collocazione sociale. Come “rimedio” per ogni eventuale infelicità, agli individui viene fornito un medicinale chiamato soma, una droga euforizzante e antidepressiva per garantirsi il controllo della popolazione.
Sotto molti aspetti la società del Mondo Nuovo può essere considerata utopica e ideale: l’umanità è finalmente libera da preoccupazioni, sana, tecnologicamente avanzata, priva di povertà e guerra, permanentemente felice.-
- disse il Direttore: e gli studenti, annotarono: cominciare dal principio. e mostro le file di provette numerate. … Far crescere novantasei esseri umani dove prima ne cresceva uno solo. Ecco il progresso… Aggiunse il Direttore sentenziozamente.
Per la condizionatura ci vogliono parole, ma parole senza ragionamento, tipo: , avevano sentito ripetere queste parole centocinquanta volte ogni notte per dodici anni.-
- Il Selvaggio: Bernardo ne provò invidia.
disse il Selvaggio voltandosi verso la schiera di gemelli .
Facile raccogliere da questo libro la realtà attuale… La dinamica scienza-potere paradossalmente è la stessa!…
Pontiggia Lorenzo
il Poeta marylory
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Originalmente inviato da annavargiu
Ho letto e studiato questo libro e chiedo se in 1984 si può intravedere una via di ribellione, chi ci salverà dal Mondo Nuovo?
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Grazie della domanda…
Nella presentazione critica costruttiva di Ivana Raccis sul mio ultimo libro: “La Riflente – Sesto Senso ” è insita la risposta…
- Il poeta Lorenzo Pontiggia, infaticabile nella sua produzione poetica, non tralascia in questa nuova opera, La Riflente, di toccare i temi più vari (filosofia, politica, costume, sentimenti), nel suo modo anticonformista, semplice e nel contempo profondo, in una dimensione di poesia come occasione di espressione della propria identità, con atteggiamenti di ammonimento e persuasione a restaurare un’armonica convivenza come Sfera Sociale, dove tutti abbiano pari dignità.
Con la semplicità del linguaggio del poeta naif, lontano da ogni forma di intellettualismo, con l’immediatezza delle immagini legate alla quotidianità, leva accenti di condanna delle ingiustizie della società contemporanea, caratterizzata dal conformismo e dalla speculazione, proponendo come possibile riscatto dal malessere e dall’inaridimento dei valori un ideale di autenticità, di equilibrio interiore, proponendo, inoltre, come ultimo approdo, la riscoperta della RIFLENTE (riflessione-mente), neologismo che sintetizza il pensiero filosofico dell’autore che non si affida a rigorosi ragionamenti intellettualistici, bensì alla naturale capacità dell’uomo di riflettere con saggezza sulla sua essenza, non disgiunta dal TUTTO e tesa alla realizzazione dell’Armonia del creato.
Il motivo ispiratore della poesia in quest’opera è, dunque, il problema della ricerca della RIFLENTE o Sesto Senso, legata alla responsabilità individuale, alla nostra libertà di scelta tra BENE e MALE, alla possibilità di lasciare una nostra impronta positiva perché UTOPIA è IMMANENZA realizzabile… –
Ivana Raccis
Aggiungo che occorrerebbe introdurre i Test attitudinali che non siano lavaggi di cervello.
Ciao…
Lorenzo