I Misteri dell’intellettuale moderno
L’intellettuale moderno è in crisi. O meglio, l’elite intellettuale e globale è in agonia di pensiero. Per quel che ci riguarda la casta dei benpensanti del nostro giornale è giunta anch’essa al capolinea. Cristianesimo: ultima fermata, si scende!
I commenti aristocratici e colti dei benpensanti di ScicliNews alle masturbazioni di pensiero -in Joyce style- di un caro e anonimo Lettore sulla fine del cattolicesimo (per chi non avesse seguito il dibattito, articolo e commenti qui) non fanno che affermare la mia tesi: l’intellettuale moderno è alla frutta della ragione. E questa sì che è una tesi perché non sconta alcun dubbio alla cassa cambiali degli interrogativi insoluti. Una tesi afferma, testimonia, asserisce. L’ipotesi e tutt’altra cosa. E delle ipotesi del nostro caro Lettore, “la Chiesa delle alte sfere si aggrappa in modo reazionario alla tradizione”, tanto per citarne una, nessuno degli intellettuali intervenuti al dibattito ne ha fatto una tesi. Solo un trionfo di banalità. Dalle lava a secco delle anime da purgare all’integralismo trasteverino, la Chiesa delle alte e basse sfere che vien fuori dai commenti colti e comodi e per partito preso dei nostri intellettuali – Cristiani d’Occidente, precisiamolo! – non deve convincerci più. Valori vetusti e anacronistici, sostengono: “l’avversione per una tradizione che ormai ai miei e a quelli di molti altri non ha alcun valore ma che anzi in più punti ha ai miei occhi pesantemente violato lo spirito ingenuo e sincero della prima esperienza cristiana”.
Per l’intellettuale moderno la religione, il cristianesimo, il cattolicesimo, è merce scaduta, è un prodotto di coscienza andato a male, alienazione di pensiero impresentabile al banchetto della cultura che conta. Gli intellettuali non vogliono più rappresentare la religione. Anzi, la religione cattolica, ovvero il cristianesimo, ovvero il cattolicesimo, non deve essere rappresentato. Ecco il punto. Vi è un’ostilità imperante e integralista nel rappresentare la Chiesa nel Mondo, una vera e propria caccia al cattolicesimo e ai suoi valori. Gli intellettuali vogliono distruggere la memoria del Cristianesimo. Perché? Pensare Cristiano non è à la page, non fa salotto, non fa cultura. Una bella e sana critica sul Vaticano e le sue gerarchie, sul Papa e i sui Santi e Romani valori della Chiesa che la “ragion divide”, per dirla con Machiavelli, oggi unisce i coscienzisti di tutto il mondo, dagli umanisti, agli induisti, dai comunisti ai laicisti. Tutti. Il perché? Non ci è dato saperlo. Tutti contro la Chiesa, uniti nella lotta senza un principio comune, se non quello di distruggere il mondo Cristiano. Chiamatela solidarietà intellettualista, “ista”. (Joce-style)
E così l’opinione pubblica storce il naso e guarda dall’altra parte quando viene ucciso un prete, quando un cristiano cattolico e anche protestante viene perseguitato, quando una Chiesa -Santa Romana e d’Occidente- viene data alle fiamme, nel mondo. Ma il popolo che pensa e che ragiona non commenta questi fatti. Quasi avesse paura nel difendere e rappresentare un valore che da sempre ha unito e che non ha mai diviso: la fede, cristiana.
Se al posto di un prete cattolico o protestante fosse perseguitato (nel mondo) un solo musulmano, o un monaco induista, o un pezzo d’intonaco si staccasse accidentalmente da una Moschea per il caldo del deserto, apriti cielo!! Si aprirebbe un tavolo permanente di solidarietà laica e d’opinione (à la page) internazionale e perbenista. Guai a toccare le altre religioni o i seguaci di altre confessioni! Sarebbe antisemitismo bello e buono.
E così la lotta di pensiero ai crocifissi nei luoghi pubblici: le croci fuori dalle scuole e dalle aule dei tribunali! Però ci preoccupiamo se in una stanza d’ospedale non ne troviamo almeno una di croce! E gli ospedali luoghi di culto non sono. Ma sulla salute degli intellettuali e dei poveri di spirito incombe la speranza. E su questo non c’è salotto letterario à la page che tenga!
Stiamo buttando fuori e a calci dalla nostra cultura occidentale il Cristianesimo, la nostra storia, la nostra realtà. Quasi fosse incompatibile con il nuovo mondo, con il nuovo millennio. Senza una ragione, senza un motivo. Le magnifiche sorti della Chiesa, la storia del mondo Cristiano, affidati al silenzio del perbenismo progressista. Non ci resta che puntare la nostra ragione a La Mecca e pregare: Allahu Akbar!
Parola di Socrathe, l’essoterico.
- nella foto, l’intellettuale moderno sospeso tra la “ragione” de La Mecca e la cupola di San Pietro.