Sindacato d’autore: io fo buchi nella sabbia!

Sono lontani i tempi del sindacato d’autore, del sindacato di responsabilità sociale, del sindacato “assopigliatutto”, del sindacato unito, quando solo una semplice alzata di ciglio di Lama,

e il mutuo soccorso di Carniti e Benvenuto, faceva cadere un governo! Sono veramente lontani quei tempi. Il sindacato d’allora perseguiva veramente e in modo serio gli interessi dei loro organizzati e soprattutto quello generale del paese.

Già, l’interesse: « C’è chi taglia e cuce brache, chi leoni addestra in gabbia, chi va in cerca di lumache…..»

Oggi il sindacato arriva all’appuntamento del caldo autunno nel colmo di mille e funeste tempeste. Ce n’è una che infuria proprio all’interno e minaccia seriamente l’unità, mettendo in discussione la rappresentatività e la leadership delle confederazioni tra i lavoratori: la segreteria sindacale come trampolino di lancio per la politica, la spallata – a colpi di Circo Massimo – al governo del partito amico e, consentitemi.. quant’altro!

Un’altra è la tempesta che ha investito l’economia globale, quella italiana soprattutto, la crisi della finanza e dei mercati, la recessione sempre più preoccupante, il quoziente familiare non ancora applicato dal governo, spese sempre più pesanti da gestire con un salario da due settimane e mezzo. Alla fine del mese il lavoratore non ci arriva! Il punto è proprio questo. Ma dal presente ciclone i nostri rappresentanti confederali e ancora confederati ne usciranno fuori salvi e asciutti: Infatti, non ne parlano! Stanno alla larga dai veri problemi della gente, come se la faccenda fosse solo nostra e basta, come se i loro rappresentati non soffrissero di questo mal di vita, come se non fosse proprio affare loro!

Poi la terza tempesta: le macro-vertenze in corso. Dall’ingovernabilità degli autonomi nella vicenda Alitalia, già chiusa, consolidata, stabilizzata con un accordo unitario, alle intemperanze di Mariastella Gelmini e del suo decreto, la scuola, l’università, i precari della scuola, i baroni dell’università. Uno sparo a salve sull’unità sindacale. Articolo 18 docet. L’interesse generale verrà garantito.

Già, l’interesse:« I poeti anime elette, riman laudi e piagnistei per l’amore di Giuliette di cui mai sono i Romei! I fedeli questurini metton argini alla rabbia dei colpevoli assassini…»

Ci siamo trovati spesso a criticare l’operato delle tre grandi confederazioni in passato, e così oggi. In qualche occasione possono anche aver non indovinato scelte, strategie e attenzioni, del resto anche ai Medici è dato sbagliare diagnosi per una malattia e anche terapia per la cura del malato, ma l’onestà delle loro intenzioni, dei segretari e anche quella dei Medici, non può mai essere messa in dubbio. Per difendere interessi generali lo stato maggiore confederale ha rischiato d’isolarsi dalla base, ha perso fiducia e consensi, ha perso la rappresentatività globale dei lavoratori. Eppure il sindacato ha affrontato a viso aperto questo rischio, l’azzardo di tagliare il cordone ombelicale con gli iscritti, il rischio di perdere la delega di rappresentanza per la tutela degli interessi dei lavoratori, per “l’interesse” generale.

Già, gli interessi: « Sento intorno sussurrarmi che ci sono altri mestieri… Bravi… A voi! Scolpite marmi, combattete il beri-beri, allevate ostriche a Chioggia, filugelli in Cadenabbia, fabbricate parapioggia …»

Al centro l’interesse è sempre stato generale, unitario, in periferia l’interesse diviene particolare, settario. Altri “interessi” in gioco per il sindacato di confine. Interessi semplici, frammentari, interessi locali, proprio come i licenziamenti di gruppo della METRA di Ragusa, ad esempio.

La Metra, azienda specializzata nella produzione di profilati d’alluminio estrusi, ha deciso di chiudere un reparto di produzione: non tratterà più l’anodizzato. Risultato: riduzione d’organico e licenziamenti collettivi. Trenta lavoratori non avranno un futuro lavorativo stabile e sicuro. O meglio, non avranno futuro: licenziati! Nessun raccordo con la pensione per i più anziani, ovvero nessun accordo. L’azienda non vuole trattare. Stesso caso all’Ancione spa, una delle realtà industriali più antiche della nostra provincia, specialista nel settore del trattamento della pece, degli asfalti, dei bitumi, e dei derivati. Venti lavoratori a rischio licenziamento a cui si aggiungono quindici operai già in cassa integrazione fino a Natale.  L’azienda chiude i battenti e manda tutti a casa. Anche qui nessun accordo, nessuna intesa. Eppure le occasioni per giungere a soluzioni condivise ci sarebbero. Poichè c’è sempre un modo, c’è sempre spazio, c’è sempre tempo per trovare un compromesso nell’interesse dell’azienda e soprattutto dei lavoratori. E il sindacato territoriale? Sta a guardare?

Già, gli interessi particolari del sindacato: «O cogliate la cicoria e gli allori. A voi! Dio v’abbia tutti quanti, in pace, e gloria! »

Già, l’interesse speciale del sindacato ragusano, o meglio l’interesse tutto particolare su Tommaso Fonte, l’ex segretario confederale della Cgil che ha concluso il suo impegno “sindacale” dopo esser stato sospeso dagli incarichi esecutivi per la sua ambizione “da onorevole” nell’aprile scorso. Già, Tommaso Fonte, liquidato a saldo e senza sconti dalla sua Cgil! Tommaso Fonte costretto a tornare al lavoro! Non sia mai. E giù con la solidarietà! Un sindacalista non può tornare al lavoro. Un sindacalista non deve lavorare. Un sindacalista nasce con la delega in mano, un sindacalista “campa e more” di sindacato. La solidarietà a mezzo stampa per uno che il lavoro non l’ha perso ma ritrovato dopo trent’anni di distacco sindacale (legittimo, precisiamolo) era il minimo che l’opinione pubblica poteva offrirgli. Già, la solidarietà è il minimo conforto utile per un sindacalista che pur di non tornare al lavoro farebbe anche il fattorino per la sua camera sindacale: « sono stato allontanato dalla Cgil e non sono neppure degno di un incarico qualsiasi, anche il più umile che comunque avrei accettato, incapace anche di fare il fattorino dentro la Cgil? » (La Sicilia -12/11/2008)

Già, il sostegno morale, “intellettuale” e sindacale.

Eppure io non ho visto una sola mail di solidarietà per le famiglie di quei lavoratori che il lavoro lo stanno perdendo sul serio e per sempre, eppure un aiuto vero e autentico per la gente della Metra e dell’Ancione non è ancora arrivato alle “stampe”, o anche solo un messaggio di conforto per gli uomini, per le donne e per i loro bambini che senza lavoro un domani e una casa non l’avranno mai!

Eppure io non ho visto intellettuali, sociologi, professori, ex sindacalisti, ex politici, infermieri, maestri, dottori, docenti, consiglieri.. alzare in coro un’unica voce -ma che dico!- scrivere “alle stampe” e manifestare in prossimità il proprio sconcerto, il proprio stupore, la propria rabbia, l’intimo sconforto per tutto quello che sta accadendo ai lavoratori della Metra e dell’Ancione spa. Niente di tutto questo, niente di niente. Eppure anche questa è solidarietà, anche qui sono in ballo interessi di lavoratori.

Già, l’interesse: « Io… fo buchi nella sabbia. »

Socrathe

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