Archivio per Novembre, 2008

Rom: Animali zigani

Posted in Uncategorized on Novembre 27, 2008 by socrathe

« … io questa sera al campo non ci torno, papà mi ammazza! »

Lei è una bimba nomade, sette anni appena, nata in un campo di zingari alle porte di Roma.

– … ti faccio vomitare tutto il sangue che hai dentro…, non tornare perchè ti uccido!”…» Lui è il padre della bambina, un rom, uno zingaro.

È una delle tante intercettazioni telefoniche di un’inchiesta inquietante sul mondo dei rom in Italia e che un magistrato di Roma ha ritenuto opportuno far conoscere all’opinione pubblica..

Eccovi gli zingari, i rom, i nomadi. Loro sono fatti così. Gli zingari parlano una sola lingua e non conoscono alcuna regola. Allevano i propri figli usando violenza e terrore: “papà se torno a mani vuote al campo mi chiude nel recinto con i cani pieni di rabbia e affamati… papà si diverte a vedermi gridare di paura”. La punizione, la violenza, l’abuso, come unico conforto di un’infanzia negata e per sempre. Sono proprio così gli zingari. Padri e clienti dei loro bambini, svezzati a violenza e a soprusi, spesso offerti al mercato dell’ingiustificabile pedofilia per pochi euro. Non esistono differenti etnie tra i rom. Non ci sono zingari buoni e cattivi, sono tutti uguali. Gli zingari sono fatti proprio così: “ti faccio violentare dai tuoi fratelli se torni al campo a mani vuote”. Non esiste «giustificazionismo» – né di destra e manco di sinistra – che tenga dinanzi a questo orrore che non conosce tradizioni, di fronte a questa corrotta immondizia di un non popolo che non ha voluto mai uno Stato, generali e soldati di una milizia di porci che fa ribrezzo se non addirittura paura al Mondo intero: “ti prego papà, ho paura!”. Gli zingari sono proprio così. Vivere sottoterra a Bucarest o dentro una roulotte nella periferia di Milano per loro che una patria non l’hanno mai voluta è la stessa cosa. Gli zingari non hanno mai permesso al Mondo d’integrarsi con loro. Ma è vero anche il contrario. Gli zingari fuggono dalla civiltà del Mondo. Sporchi dentro e fuori – per scelta! – nè per condanna e manco per miseria. Loro sono fatti così: “sei una lurida p…! Appena torni ti ammazzo di botte!… ti faccio gridare come l’altra notte! ”. Animali zigani. Come potremmo definirli altrimenti? “Non esistono stime ufficiali dei bambini rom vittime di sfruttamento e ridotti in schiavitù dalle loro famiglie e che sotto minaccia sono costretti a commettere furti, rapine, a prostituirsi, a mendicare…”. Questo lo dice il presidente di Save the children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini. Tutti uguali, sono proprio fatti così gli zingari. «Abbiamo attraversato la frontiera correndo nei boschi e poi in auto fino alla Sicilia, eravamo tanti, donne e bambini, le donne vendute per 200 dollari, i bambini qualcuno venduto per poco di più e altri rapiti». Gli zingari sono fatti così. Tuttavia il nostro perbenismo politico ci porta a giustificare il comportamento dei diversi. Anche se i diversi sono dei porci e degli orchi. Anche se i diversi sono degli zingari assassini, Noi abbiamo il dovere politico di giustificarli. Allora anche io voglio fare il “diverso”. E lo voglio fare a modo mio. Voglio essere un diverso perché sono educato e rispetto le regole del Mondo, voglio essere un diverso perché di fatto odio chi fa violenza alle donne e ai bambini, sono un diverso perché credo nei veri valori della vita, voglio essere un diverso perché non ho paura ad esternare il mio pensiero. E se diverso vuol dire tutto questo, sarò diverso, e lo sarò per sempre, un diverso. Tutto il resto sono note romantiche di violini al tramonto, sono balli zigani intorno al fuoco, sorrisi gitani in movimento, diversi.

Socrathe

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Sindacato d’autore: io fo buchi nella sabbia!

Posted in Politica, società con i tag , , , , , , , , on Novembre 14, 2008 by socrathe

Sono lontani i tempi del sindacato d’autore, del sindacato di responsabilità sociale, del sindacato “assopigliatutto”, del sindacato unito, quando solo una semplice alzata di ciglio di Lama,

e il mutuo soccorso di Carniti e Benvenuto, faceva cadere un governo! Sono veramente lontani quei tempi. Il sindacato d’allora perseguiva veramente e in modo serio gli interessi dei loro organizzati e soprattutto quello generale del paese.

Già, l’interesse: « C’è chi taglia e cuce brache, chi leoni addestra in gabbia, chi va in cerca di lumache…..»

Oggi il sindacato arriva all’appuntamento del caldo autunno nel colmo di mille e funeste tempeste. Ce n’è una che infuria proprio all’interno e minaccia seriamente l’unità, mettendo in discussione la rappresentatività e la leadership delle confederazioni tra i lavoratori: la segreteria sindacale come trampolino di lancio per la politica, la spallata – a colpi di Circo Massimo – al governo del partito amico e, consentitemi.. quant’altro!

Un’altra è la tempesta che ha investito l’economia globale, quella italiana soprattutto, la crisi della finanza e dei mercati, la recessione sempre più preoccupante, il quoziente familiare non ancora applicato dal governo, spese sempre più pesanti da gestire con un salario da due settimane e mezzo. Alla fine del mese il lavoratore non ci arriva! Il punto è proprio questo. Ma dal presente ciclone i nostri rappresentanti confederali e ancora confederati ne usciranno fuori salvi e asciutti: Infatti, non ne parlano! Stanno alla larga dai veri problemi della gente, come se la faccenda fosse solo nostra e basta, come se i loro rappresentati non soffrissero di questo mal di vita, come se non fosse proprio affare loro!

Poi la terza tempesta: le macro-vertenze in corso. Dall’ingovernabilità degli autonomi nella vicenda Alitalia, già chiusa, consolidata, stabilizzata con un accordo unitario, alle intemperanze di Mariastella Gelmini e del suo decreto, la scuola, l’università, i precari della scuola, i baroni dell’università. Uno sparo a salve sull’unità sindacale. Articolo 18 docet. L’interesse generale verrà garantito.

Già, l’interesse:« I poeti anime elette, riman laudi e piagnistei per l’amore di Giuliette di cui mai sono i Romei! I fedeli questurini metton argini alla rabbia dei colpevoli assassini…» Continua a leggere…