Archivio per Agosto, 2008

La voce antica del sud, nell’anima: Enzo Avitabile

Posted in Cultura, musica con i tag , , , , , , on Agosto 25, 2008 by socrathe

“Vivere l’anima è più importante che vivere il corpo”. Impalpabili pensieri di una vita passata a colorare le ombre. Immagini in bianco e nero di una malattia che gli negava la luce. Cieco, quasi. La notte risiedeva nei suoi occhi sin dalla nascita. A guidarlo nel cammino senza Sole, il cuore. Poi il trapianto di cornea, la luce. Un’anima musicale in continuo movimento che mai ha risentito dell’infermità del corpo nei suoi esercizi di soul, in contraddizione. Dal funky nero e napoletano al rài algerino e in blues, musiche dal mondo e per il mondo. Non è certo una biografia quella che sto tracciando di Enzo Avitabile, nondimeno, un punto di partenza per una serie infinita d’esperienze in musica. L’ultima tappa di Note di Notte Festival ospita la poetica e il ritmo di Avitabile in un concerto di musiche e parole senza fine. Sullo sfondo la roccia dell’Eremo della Croce Santa a Rosolini, armonica e sorda vibrazione di pietre silenziose, da sempre. Agon melodico fatto di botti, falci, tini e fiati, in una fusion di suoni inauditi.

Fatt’ arrass’, ascite, maluocchie sicche, ca ve ne caccio cu ‘o ‘nciènzo benedetto, Ddio m’arrassa da mali vicine, da ‘mmiria canina e da buscia d’ommo dabbene. Chi vo’ male a’ chesta casa ha da murì primma che trase. Sciò sciò cicciuvéttela!! Sciò, sciò, ciucciuè!”

Come un nuotatore, Enzo riscopre nell’intimo delle tradizioni popolari antiche divinità sommerse. Una discesa epica all’origine del Pathos e poi su fino alla pastellessa. “Opere, non “prodotti”, che lo hanno distinto dagli altri grandi della canzone italiana, modaioli che giocano alla guerra sulle rovine della Musica. Coscienza di tornare alle tradizioni, al dialetto, ai canti e alle devozioni popolari, sbavature di emozioni che non guardano al mercato. “Capire la musica, non subirla”. Consapevolezza di produrre senza ansie e paranoie da profitto. Poetica delle tradizioni, elaborazione di un “dialetto colto”, da ‘Lu cunto de li cunti’ di Giovan Battista Basile alla lettera di Plinio il Giovane a Tacito sull’eruzione del Vesuvio del 79 a.c. Avitabile è uomo di lettere, nel pieno senso del termine. Più di cento concerti l’anno in giro per il Mondo, pagano il ritmo ad una “danza popolare e universale”, ad un sound decolonizzato e contaminato da multietniche epressioni musicali. Trance in percussione di botti, dub lento fluviale e ipnotico, i due suoni si riecheggiano l’un l’altro, i due emisferi della sua musica si congiungono, voci antiche e nuove, anime armoniche che vibrano al suono delle sue emozioni, che Enzo riesce a trasmettere dal palco alla sua gente, alla sua piazza, la grande voce delle cose. Suoni di periferia. Umiltà profonda e profondo orgoglio, coscienza della propria musica e senso di appartenenza ad ogni cosa, alla sua terra sacra, il Sud, e a Dio: 

Sia laurata Maddalena – ca sta ‘ncielo e pure me prega – tanto prega e pure se prega – finchè sta grazia me cunceda – ma si sta grazia nuie a vulimmo – pregamm’  ‘a Viergine ca l’avimmo.

Una rivolta contro la banalità delle “frasi fracassate e dei suoni a fracassa” da hit parade, mettendo in campo l’unica arma possibile: la poesia antica in musica con ciaramella e mandoloncello, percussioni, giri di basso impetuosi e saxophone. «Quando nacqui, una stella danzava», dice così un’eroina di Shakespeare. Solo tornando a Shakespeare ci si può convincere che questo artista, così universale e così particolare, sia forse nato nell’attimo in cui una stella cominciava a danzare. E sul soul express di Enzo, stelle, luci e ombre hanno ballato da sempre. Coreografie, o se volete, mutazioni, “guerra non guerriglia”. Trasformazioni delle circostanze della vita in cose eterne, o che aspirano ad esserlo, tanto per citare Borges. I fiumi della sua musica colgono il tempo della perpetua fuga, in trasparenza, la profondità dei testi, un lento fluire di poesia.

 

I’ ero ‘o cielo, ‘o cielo ca scenneva,

i’ ero ‘a terra, ‘a terra ca saglieva,

i’ ero ‘o viento, ‘o viento ca sciusciava,

i’ ero ‘o mare, ‘o mare ca s’agitava.

 

Mi capiterà ancora di pensare a lui, ascoltando le pietre, in ombra. Il resto è “int’ ‘o vient’”.

Estate lontana

Posted in Cultura con i tag on Agosto 17, 2008 by socrathe

 

Quanti ricordi.

Vigilia di ferragosto,

epilogo del sogno

felice di mezza estate

preludio di tristi partenze

e addii.

Nelle romantiche sale

dei nostri batticuori

sempre e solo

lo stesso film.

 

Una trama cucita

di cuore in cuore,

passata da tempo a tempo,

da luogo a luogo,

di Sole in Sole,

da spiaggia a spiaggia

sempre nuova.

 

Era il motore delle immagini

dei nostri sogni

che moveva

il Sole della nostra fanciullezza

e.. le altre stelle

un diesel di lungo corso

sempre acceso

che mai si arrestava.

 

Un messaggio

scritto sulla sabbia

del tempo che fu

e che mai più sarà.

L’adolescenza della nostra

vita,spazzata via

dal vento del divenire

inarrestabile

inesorabile.

 

Quanti ricordi

di quei giorni beati

e senza fine.

Magnifici ritratti

di vespri infiniti,

corpi impanati di sole

e salsedine.

 

Il tempo dell’orologio

sembrava non esistere

Lancette ancorate alla brevità

di un attimo

momenti dati alla fonda

nella rada dell’eterno

incommensurabile.

 

Eravamo

naufraghi del nostro tempo.

Signori incontrastati

del nostro spazio

sulla rena.

 

Tappeti di musiche lontane

Da mane a sera

concerti irripetibili

di emozioni confuse.

Era la nostra estate.

Vetrina di sogni attesi

scuola di magia

ricordi in suggestione.

 

Scene che scorrono

sul fiume lento

della memoria, trasportate

da una corrente

di malinconia.

 

E poi, l’Amore.

Amori puri

nati sotto il sole

da uno sguardo rubato

al mare e al cielo,

corrotti dalla sera,

corpi sbattuti come

onde sugli scogli,

complici le stelle e la luna.

 

Vergogna di malizie

navigate

spiagge buie

e inquiete.

Luci di lampare,

falò, chitarre scordate,

sabbia, casti silenzi,

intrecci di mani

e di labbra.

 

Pudori oltraggiati

tramonti ruffiani

candide prove

di sopravvivenza

d’amore

trepido mare di emozioni.

 

L’estate

della nostra vita.

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