Primo Maggio, per non dimenticare

“Andrea aveva 23 anni, tutti i giorni faceva 80 km per recarsi al lavoro presso la ditta Asoplast di Oretezzano (A.P.). Quel fatidico 6 giugno 2006, Andrea si alza alle quattro del mattino per essere sul posto di lavoro alle cinque. Alle sei la pressa ha dei problemi, Andrea la mette in stand by e resta come un enorme bocca spalancata. Andrea d’istinto si sporge e guarda dentro ma, all’improvviso, la macchina si rimette in moto da sola lasciandogli solo il tempo di lanciare un urlo lancinante e il suo cranio viene schiacciato da quella maledetta pressa. Ora Andrea non c’è più e in casa resta un grande dolore ed un silenzio enorme. Manca la sua musica, il suono della sua chitarra e della tromba. Mancano i suoi abbracci e i suoi baci. Di lui restano solo una foto ed una fredda tomba dove i fiori gli fanno compagnia.”

Primo maggio Scicli

Andrea, 23 anni, non c’è più. Così come Giuseppe Mirabella, Carmelo Mormina, Bartolo Roccasalvo, Massimo Manfrè, sciclitani, giovani anche loro, non ci sono più. Hanno lasciato il mondo ed i propri cari ufficiando il proprio dovere sino alla fine, sino alla morte, lavorando.

Pino Mirabella aveva quarant’anni, ha perso la vita mentre si trovava a bordo della ruspa dell’azienda di lavorazione marmi di cui era socio. Il mezzo si è ribaltato per una ruota forata lungo una stradina stretta e scoscesa. È andato a finire sotto il pesante mezzo meccanico. Per lui non c’è stato nulla da fare.

Carmelo Mormina di anni ne aveva 46, stava sistemando una grondaia in cima ad un capannone, su una scala, perde l’equilibrio e precipita a terra. Muore dopo un mese di atroci sofferenze. Per lui non c’è stato nulla da fare.

Bartolo Roccasalvo, trentadue anni, lavorava come manovale nell’edilizia. Quella mattina s’era alzato presto, come tutte le mattine, per essere puntuale all’appuntamento di ogni suo semplice giorno, con il lavoro che amava e che conosceva. Cade giù da un’impalcatura, a un metro e ottanta di altezza, sbattendo violentemente la testa a terra. Non era una giornata sbagliata. Era una giornata di lavoro come tante. E Bartolo non è caduto dalla parte sbagliata del ponteggio su cui lavorava. Un ponteggio non deve mai avere delle parti sbagliate. Bartolo è caduto perché non aveva i mezzi di protezione adeguati, e non ha fatto più ritorno a casa. Per lui non c’è stato nulla da fare.

Massimo Manfrè è morto schiacciato da una pressa in un macello, a Ragusa, tradito dal lembo del vestito che lo ha risucchiato dentro la macchina infernale.

Nulla e niente da fare per nessuno. Nulla da uno Stato che li ha già dimenticati. Nulla dal lavoro che li ha ammazzati. Sono morti e basta. Morti che, di bianco, portano sono il nome. Mentre tutto il resto è nero. Nero come il lutto nei cuori dei loro cari, nero come il Sole che ha illuminato il loro destino, nero come il lavoro che non segue le regole. Nero come il niente, come il resto di niente.

Socrathe

video Non c’è pericolo
testo e musica di Lino Volpe
regia di Nando Romeo

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