Cossutta: una vita da operaio
Venticinque milioni di vecchie lire – 12.000 € o poco più – per 80 diviso cento, moltiplicati per trentasei anni e sentirsi ancora comunisti, dentro. Cifre da capogiro? Vi sbagliate, è solamente l’onorevole trattamento di fine rapporto di 345.744 euro, da “operaio specializzato” della Camera e del Senato, non tassato, esentasse, per essere più precisi. «È la legge, sono qui dal ’72» E bravo Cossutta! Il nostro Comunista combattente, il paladino delle lotte operaie, uno che ha dedicato tutta una vita “alla difesa degli interessi dei lavoratori e degli interessi del Paese”. Gli interessi dei lavoratori? È stato un governo democristiano a scrivere lo Statuto dei Lavoratori, tu non c’eri. Sono state le buste paga degli operai, che dici di aver sempre difeso, a piangere lacrime di sangue nei trentasei anni della tua rossa carriera politica. Il tuo conto corrente non è mai stato triste. Tu un posto al sole l’hai sempre avuto. C’è da vergognarsi, Armando. Lascia in pace i lavoratori, quelli veri, quelli che hanno fatto da sempre i conti con la vita, quelli che non hanno mai avuto il piacere di uscire indenni dalla battaglia economica dell’ultima settimana di ogni mese. Non sei degno di nominare quegli operai che ti hanno creduto e che hai preso onorevolmente in giro. Già, è vero, tu da comunista versavi il cinquanta per cento dell’indennità di carica parlamentare alle casse del partito. Agli occhi del lavoratore che ti votava eri un semiprivilegiato, un’onorevole di “mezza casta”. Ed all’ombra di quegli stessi occhi nascondevi la retta mensile che l’antica Coop URSS ti passava per non farti “morire di fame”. Tutto questo, i lavoratori, quelli delle fabbriche, quelli che votavano Partito Comunista, quelli che ti davano fiducia, non lo sapevano. E l’offesa più grande nei loro confronti è stata la tua dichiarazione “Non ho proprio nulla da nascondere e di cui vergognarmi…”. Goditi la pensione, Armando.
Siamo nel vivo della campagna elettorale che, il 14 di Aprile, ci darà un nuovo governo. Per par condicio, la somma ricevuta come trattamento di fine rapporto dal Presidente dei Comunisti Italiani, è stata proporzionalmente liquidata- o da liquidare- in base al numero di anni –continui-, a tutti quei parlamentari che, per anzianità o per altro, non scalderanno più le comode poltrone delle due camere. Una sorta di assegno di solidarietà che li aiuterà al «reinserimento nella vita sociale». Una buonuscita per il trauma psicologico di svegliarsi la mattina senza auto blu, di non poter più saunificarsi in fretta e furia nella “spa del benessere” dei sotterranei di Montecitorio, di non poter più usufruire dei viaggi studio all’estero. Si chiama indennità di solidarietà, è esentasse, ed è pagata con i soldi dell’Italia che lavora per i privilegi della solita casta. Una specialità tutta italiana.
Socrathe
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Venticinque milioni di vecchie lire – 12.000 € o poco più – per 80 diviso cento, moltiplicati per trentasei anni e sentirsi ancora comunisti, dentro. Cifre da capogiro? Vi sbagliate, è solamente l’onorevole trattamento di fine rapporto di 345.744 euro, da “operaio specializzato” della Camera e del Senato, non tassato, esentasse, per essere più precisi. «È la legge, sono qui dal ’72» E bravo Cossutta! Il nostro Comunista combattente, il paladino delle lotte operaie, uno che ha dedicato tutta una vita “alla difesa degli interessi dei lavoratori e degli interessi del Paese”. Gli interessi dei lavoratori? È stato un governo democristiano a scrivere lo Statuto dei Lavoratori, tu non c’eri. Sono state le buste paga degli operai, che dici di aver sempre difeso, a piangere lacrime di sangue nei trentasei anni della tua rossa carriera politica. Il tuo conto corrente non è mai stato triste. Tu un posto al sole l’hai sempre avuto. C’è da vergognarsi, Armando. Lascia in pace i lavoratori, quelli veri, quelli che hanno fatto da sempre i conti con la vita, quelli che non hanno mai avuto il piacere di uscire indenni dalla battaglia economica dell’ultima settimana di ogni mese. Non sei degno di nominare quegli operai che ti hanno creduto e che hai preso onorevolmente in giro. Già, è vero, tu da comunista versavi il cinquanta per cento dell’indennità di carica parlamentare alle casse del partito. Agli occhi del lavoratore che ti votava eri un semiprivilegiato, un’onorevole di “mezza casta”. Ed all’ombra di quegli stessi occhi nascondevi la retta mensile che l’antica Coop URSS ti passava per non farti “morire di fame”. Tutto questo, i lavoratori, quelli delle fabbriche, quelli che votavano Partito Comunista, quelli che ti davano fiducia, non lo sapevano. E l’offesa più grande nei loro confronti è stata la tua dichiarazione “Non ho proprio nulla da nascondere e di cui vergognarmi…”. Goditi la pensione, Armando.